Le Voci dalle comunità
Dei 103mila cattolici stranieri censiti dall’Osservatorio romano sulle migrazioni, il gruppo più nutrito è quello dei filippini, il più piccolo quello dei lituani di Mariaelena Finessi
Sono 103mila – secondo l’Osservatorio romano sulle migrazioni – i cattolici stranieri presenti nella capitale; in testa i filippini (25mila), la cui comunità è guidata da padre Romeo Velos. Talmente tanti, spiega don Pierpaolo Felicolo, vicedirettore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni, che quando si riuniscono «possono riempire due campi da calcio».
Organizzatisi intorno alla chiesa di Santa Pudenziana, a due passi dalla basilica di Santa Maria Maggiore, i praticanti formano 47 piccoli «centri pastorali» ospitati dalle parrocchie locali: «comunità filippine» che svolgono la propria attività pastorale, liturgica e catechetica uniti da un comune programma sintetizzato nello slogan «Pagkakaisa. Pagsasaksi. Pagpapalaganap ng Mabuting Balita» (comunione, testimonianza, proclamazione del Vangelo).
Tra le comunità minori c’è invece quella lituana. Piccola – 2500 le presenze in Italia, 300 a Roma – ma non giovane. «Nonostante si sia insediata 60 anni fa – racconta don Petras Siurys, coordinatore pastorale dei lituani cattolici – ufficialmente nasce nel 2004».
In gran parte animati da studenti, gli incontri avvengono ogni sabato a Santa Lucia della Tinta, in via di Monte Brianzo. Una comunità non destinata a crescere: «Ormai dopo il boom degli anni ’90 – spiega don Petras – e, soprattutto adesso che siamo nella Comunità europea, viene meno il motivo dell’immigrazione». Al contrario, dopo la Germania, l’Italia è il Paese che guida il turismo nello Stato baltico.
Da 9 anni nel nostro Paese, don Petras coordina le attività dedicate ai bambini presso l’ambasciata, dove si tengono lezioni di storia, musica, lingua e catechesi. Quanto ai problemi, quelli, non hanno a che fare con la discriminazione ma, piuttosto, si legano alla difficoltà delle donne a trovare lavoro e al mancato riconoscimento dei titoli di studio per cui si finisce col fare un mestiere che non risponde alla propria esperienza professionale.
15 maggio 2008