Lee, un film d’azione per scavare nell’uomo

In “Inside Man” i toni psicologico-esistenziali di una sceneggiatura che racconta una “strana” rapina in banca di Massimo Giraldi

Spike Lee (nella foto), regista che lavora da sempre ad un cinema arrabbiato, ribelle, contro il predominio sociale dei bianchi. Il suo ultimo film, ora nelle sale, si intitola “Inside Man”, e potrebbe sembrare in contrasto con quanto detto finora. Qui il regista si cala in un cinema di genere che rimanda ai film di rapine e corruzione della polizia degli anni ’70. I protagonisti: un grande istituto bancario a Manhattan, un piccolo gruppo di rapinatori decisi a tutto, un detective che deve riscattarsi da uno scandalo per corruzione e al quale viene affidato il compito di mediatore, una donna alla quale il presidente della banca chiede di intervenire per evitare che si scopra il contenuto di una cassetta di sicurezza.

Tutto, o quasi, si svolge tra la banca e le poche strade che circondano l’edificio. Uno scenario ridotto, che però Spike Lee allarga a dismisura, a mano a mano che il confronto tra i personaggi diventa scontro serrato di caratteri differenti, ambizioni, paura, voglia di riscatto o di fuga. Una sorta di resa dei conti sulle colpe del passato, il nefasto influsso del denaro, il potere costituito venduto agli affari. Film d’azione, ma non solo. Con tocchi psicologico-esistenziali.

10 aprile 2006

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