Legge di stabilità, l’insoddisfazione di Caritas e Terzo settore

Francesco Marsico: «La social card da sola non basta per un piano efficace di contrasto alla povertà». Pietro Barbieri: «La nostra idea di un sistema di welfare a lungo termine e inclusivo non ha trovato riscontro» di F. Cif.

Non saranno destinati al reddito minimo di inserimento ma alla nuova social card, ossia all’estensione su tutto il territorio nazionale della nuova carta acquisti, i 40 milioni all’anno per i prossimi tre anni stanziati dalla legge di stabilità votata al senato. La strada scelta: un prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro, vale a dire quelle che superano i 90mila euro. A precisarlo è Francesco Marsico, vice direttore di Caritas italiana, che interviene a portare chiarezza sull’«errore comunicativo» dei media che avevano parlato dell’introduzione di una misura di reddito minimo. Una proposta, quella del reddito minimo di inserimento o reddito di inclusione sociale (Reis) che Caritas propone da tempo insieme alle Acli, ricorda Marsico, e che «avrebbe bisogno di almeno 4 miliardi di euro per coprire i bisogni del 6,8% della popolazione italiana in povertà assoluta». Per il vice direttore Caritas è importante finanziare la sperimentazione della social card «ma questo strumento da solo non basta minimamente a fare un piano efficace di contrasto alla povertà».

A dimostrarlo, anche la conferma dei 5 milioni stanziati per il Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti, contro i 100 dello scorso anno. «Si tratta dell’unico strumento che raggiunge davvero tutte le persone povere di questo Paese», spiega Marsico. I 5 milioni stanziati rappresentano «un intervento ponte per rendere possibile l’attivazione del nuovo fondo europeo che partirà non prima di aprile 2014», mentre i fondi finiranno in un paio di mesi. «Non pensare a questo buco è un errore politico».

Insoddisfatto dal testo di legge approvato dal Senato anche il Forum del Terzo settore. «Dopo anni di tagli alle risorse per le politiche sociali, soprattutto a quelle per la non autosufficienza, assistiamo ad una piccola inversione di tendenza, che resta tuttavia assolutamente insufficiente», dichiara il portavoce Pietro Barbieri. Positiva la cancellazione dell’aumento dell’Iva per le cooperative sociali, così come l’aumento del Fondo per la non autosufficienza (da 250 a 275 milioni di euro che diventano 350 con l’aggiunta per l’assistenza domiciliare per le gravi disabilità). Positiva anche la comparsa del tema della povertà, seppure con un finanziamento – i famosi 40 milioni – che Barbieri definisce «irrisorio». Resta l’amarezza perché «la nostra idea di costruire un sistema di welfare a lungo termine, solido e inclusivo non ha trovato effettivo riscontro». Non ci sono infatti aumenti di risorse per i fondi sociali, osserva il portavoce, né per il 5 per mille, per la cooperazione internazionale, per il servizio civile. «In particolare, mancano un chiarimento su Imu e enti non commerciali e sulle agevolazioni sull’imposta di registro per il non profit»: è inaccettabile, il giudizio di Barbieri, «che una mensa sociale debba pagare l’Imu alla stregua di un ristorante».

28 novembre 2013

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