Leggerezza onirica ed illogicità di Chagall

Vivaci cromatismi e soggetti quasi fiabeschi nelle 180 opere dell’artista in mostra al Complesso del Vittoriano di Francesca Romana Cicero

Una leggerezza onirica e un’apparente illogicità nutrono e rendono inconfondibile lo stile di Chagall, i cui vivaci cromatismi esaltano una rappresentazione fiabesca dell’inconscio, intrisa di realtà autobiografica ed umana. Il Complesso del Vittoriano gli dedica un’ampia retrospettiva di 180 opere tra dipinti, gouaches, disegni, sculture ed incisioni.

Suggerito è l’influsso sulla sua arte non solo delle icone della tradizione ortodossa, nelle quali non mancano immagini fluttuanti, ma anche dell’artigianato russo, dalle cui decorazioni trae spunto per i colorati mazzi di fiori, e dai lubok, vignette popolari che hanno ispirato anche Kandiskij. Vignette sovversive che raccontavano avvenimenti politici con metafore legate al mondo degli animali, dove il gatto era spesso raffigurato come il nemico.

Sin dalle prime opere giovanili ispirate agli affetti familiari e alle tradizioni popolari russe – di cui, secondo i dettami della sensibilità spirituale chassidica, erano valorizzati gli elementi della quotidianità – fino ai dipinti più tardi, il mondo rappresentato è in eterno bilico tra reale, fiaba e magia. È un mondo popolato da creature che si librano leggere nel cielo, sospese e sospinte dal sogno: violinisti che suonano sul tetto – la musica accompagna la nascita, i matrimoni e i funerali della comunità russa –, animali (le allegoriche caprette, le mucche, e i galli della sua realtà contadina), ebrei e rabbini in preghiera, villaggi dalle case storte (le isbe della natia Vitebsk) e orologi. Figure le cui dimensioni spesso sono alterate in quanto frutto di sollecitazioni visive ed uditive dell’immaginazione. Il mondo di un pittore-poeta che ha amato l’azzurro, il colore dell’anima, e che ha mescolato il talmud con le geometrie cubiste, il teatro e la danza, senza piegarsi o assecondare nessuna ideologia, anzi arrivando a scontrarsi con il Suprematismo di Malevič, che subentra all’artista con la sua metodologia severa.

La Bibbia, per sua affermazione «l’alfabeto colorato in cui ha intinto i pennelli», ha ispirato numerosi capolavori, caratterizzati dalla tradizionale iconografia ebraica – con la rappresentazione di rabbini e sinagoghe – e cristiana, raffigurante nel famoso trittico della Crocifissione la tragedia della Shoah con un Cristo (coperto dal tradizionale copricapo ebraico), simbolo dell’umanità sofferente. In mostra “La caduta dell’angelo” e lavori ad essa preparatori, dove una sorta di demone dal color sanguigno con un occhio spalancato – che costituisce l’asse centrale del quadro – sembra trafiggere l’osservatore e presagire la caduta del mondo intero.

Ma i suoi quadri sono soprattutto la colorata trasposizione della coppia, dell’amore per la sua sposa Bella, ritratta anche singolarmente e spesso in abito da sposa, anche dopo la sua morte improvvisa. “La Passeggiata” (1917-1918) incarna la leggerezza di quest’amore in cui Bella, volteggia felice con il suo vestito color violetto sopra i tetti di Vitebsk, mentre sul prato verde giace uno scialle colorato sul quale si scorgono i segni del rituale del matrimonio (il bicchiere e il vino).

Tradizione, radici, sogni e amore sono dunque i temi che scandiscono la sua vita e lunga carriera artistica, da quando giovanetto lascia Vitebsk, la cittadina degli zar, per fare le prime esperienze artistiche in Francia – dove rinuncia al nome Moisej per Marc – per poi rientrare in Bielorussia e convolare a nozze con la sua Bella. Costretto all’esilio per non sottostare ai dettami del nuovo governo instauratosi dopo la rivoluzione del 1917, fa ritorno in Francia e in seguito all’invasione nazista (nel ’37 le sue opere furono rimosse da tutti i musei del Reich), ripara negli Usa. Rientrato in Francia visse sino all’età di 97 anni.

Complesso del Vittoriano, via di San Pietro in Carcere, fino al 1° luglio. Orario: dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30; venerdì e sabato dalle 9.30 alle 23.30; domenica dalle 9.30 alle 20.30. Biglietto: intero 10 euro; ridotto 7,50 euro. Curatori: Meret Meyer e Claudia Beltramo. Informazioni: telefono 06 6780664.

21 marzo 2007

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