«L’industriale», cronaca dell’Italia di oggi

Il nuovo film di Giuliano Montaldo, in uscita nella sale, racconta la crisi economica del nostro tempo, ma anche la difficoltà nel gestire i rapporti uomo donna in un clima di generale precarietà di Massimo Giraldi

Giuliano Montaldo è uno dei punti di riferimento più importanti del cinema italiano. Avendo alle spalle una lunga carriera cominciata prima come attore negli anni ’50 e poi come regista nel 1960, guarda con occhio critico e riflessivo la realtà che stiamo attraversando. Lo fa con particolare acutezza nel suo ultimo film, presentato alla scorsa edizione del Festival di Roma e in uscita nelle sale a partire dal 13 gennaio, dal titolo «L’industriale». La storia ci porta a Torino, oggi.

Il quarantenne Nicola capisce che la fabbrica ereditata dal padre è ormai sull’orlo del fallimento. Tuttavia, pur strangolato dai debiti e dalle banche, non si rassegna e nello stesso tempo un forte moto di orgoglio gli impedisce di accettare l’aiuto economico che potrebbe offrirgli la ricca famiglia della moglie Laura. Mentre gli operai lo incalzano per conoscere il loro destino e un suo collaboratore si trova in Germania per tentare di chiudere un accordo di vendita con una compagnia tedesca, Nicola comincia ad avvertire che qualcosa sta incrinando il matrimonio con la moglie. Quando prova a parlarne con lei, l’argomento gli rimane chiuso in gola, e allora decide di seguirla di nascosto, fino a giungere all’errata convinzione che lei abbia una storia con il custode del garage, un giovane immigrato rumeno. In seguito un opportuno stratagemma permette a Nicola di risollevare le sorti dell’azienda, ma a non tornare sono le conseguenze di quello scatto di gelosia, che restano a lungo nella mente di Nicola.

Dice Montaldo che «l’idea del film è nata con la lettura delle frequenti notizie dedicate al disastro economico in piena ebollizione, vicende di soldi andati in fumo e di attività chiuse, di cui siamo tutti vittime e spettatori impotenti». Va aggiunto che dentro un quadro sociale che il regista affronta con il consueto piglio teso e aggressivo, sempre ponendo avanti istanze civili che significano la richiesta di rispetto per la dignità delle persone, il copione inserisce appunto il dato, non meno importante, del «privato» del protagonista. La difficoltà nel gestire il rapporto con la moglie mette a nudo impacci acuiti da un clima di generale precarietà.

Così lo scontro tra «pubblico» e «privato» deflagra con esiti imprevedibili in un finale che resta emblematicamente in sospeso, lasciando allo spettatore il compito di farsi una conclusione. Ben supportato da una fotografia tutta luci livide che custodisce l’anima della vicenda, Montaldo gira una pellicola elegante nella forma e tesa negli sviluppi drammatici, un racconto che si fa storia del presente e valida testimonianza per il futuro.

10 gennaio 2012

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