L’ineludibile questione di Dio

Nichilismo e iperlaicismo sono i temi delle riflessioni di Pietro Barcellona insieme con padre Francesco Ventorino di Marco Testi

«Per questo mi sembra che, in termini di riflessione, sia storicamente impossibile discutere del profondo cambio di civiltà cui stiamo assistendo, senza discutere di Dio. Non si sta liquidando una superstizione, si sta liquidando la tradizione occidentale». Chi scrive queste righe è Pietro Barcellona, già deputato alla Camera nonché membro del Consiglio superiore della magistratura. Come mai un laico militante e «progressista» come lui accetta di sostenere la validità degli interrogativi su Dio in un libro scritto insieme a padre Francesco Ventorino, “L’ineludibile questione di Dio”?

Perché la persona sensibile e informata dei fatti capisce che l’iper-laicismo non è solo un giochetto per intellettuali che hanno capito tutto e svelato il perfido inganno dei preti, ma una pericolosa deriva, che porta alla teorizzazione dell’uomo come materia pura e bruta. A leggere questo libro sembra di essere tornati al clima culturale di più di cent’anni fa: allora il positivismo era il padrone del mondo, Darwin, Nietzsche, Marx e Freud sembravano aver detto la parola fine sugli interrogativi dell’uomo, ogni cosa era spiegata in termini di materia, impulso animale, economia. Chesterton protestava contro il nulla che travolgeva l’ideale, e una mano la dette proprio la scienza nuova, quella di Einstein e poi di Heisenberg, che, contrariamente a quanto sostengono i soliti iperlaicisti, non afferma il caos puro ma la non legittimità di una dottrina scientifica a considerarsi come unica.

E ha ragione padre Ventorino ad assimilare certi pensieri fieramente «liberi» e colmi di disprezzo per gli altri allo gnosticismo, perché essi portavano in sé una carica di assolutezza tipica di chi vede tutto il bene da una parte e il male dall’altra. Bisognerebbe capire quanto di questa assolutezza materialistica e positivistica abbia avuto peso nella formazione di parte del pensiero alle origini delle dittature e dei disastri novecenteschi. Lo stesso Ventorino tocca un tasto dolente, vale a dire la lettura distorta di elementi importanti della cultura novecentesca, come Pirandello, cui veniva attribuito un nichilismo che egli coglieva nella cultura del periodo ma che non teorizzava. Il cattolico e il laico sono distanti su alcune posizioni ma assai vicini su altre, come nell’esacrazione della spettacolarizzazione della cultura del niente.

Eccolo il nichilismo d’oggi, sembrano dire ambedue: non è che arriva per caso, ma anche grazie a una politica in cui il lavoro è divenuto una variabile e non un elemento fondamentale. Merito di questo libro è il far capire che non solo in campo cristiano si levano voci d’opposizione alla distruzione dell’anima d’Occidente, ma anche in zone critiche di ideologie che non riescono a nascondersi completamente i pericoli della resa senza condizioni alla «modernità».

“L’ineludibile questione di Dio”, di Pietro Barcellona e Francesco Ventorino, Marietti, pp. 182, 18 euro

22 marzo 2010

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