L’Italia che sorprende: in crescita sostenuta le imprese di immigrati

Presentato il rapporto Idos-Unioncamere: le imprese guidate da immigrati aumentate dal 2011 al 2013 del 9,5% e del 4,1% nell’ultimo anno; quelle italiane sono scese dell’1,6%. Il “peso” delle donne di Luigi Crimella (Agenzia Sir)

È vero che gli immigrati ci rubano il lavoro? Nel senso che lo rubano ai giovani e a quanti vengono licenziati o perdono il posto per crisi aziendale? In parte sì e in parte no. La risposta possiamo trovarla direttamente guardandoci in giro mentre facciamo una passeggiata nel centro della nostra città, o anche osservando dal finestrino dell’auto le attività economiche che man mano scorrono lungo il nostro percorso. Ristoranti cinesi, fruttivendoli egiziani, “pizzaroli” sempre egiziani o bengalesi o sri lanka, muratori romeni, camerieri filippini, colf moldave, centralinisti asiatici o dei Paesi dell’est, bazar cinesi, piccoli negozi alimentari pakistani, raccoglitori di frutta africani, autisti di camion polacchi, venditori ai semafori tunisini o marocchini, e via di questo passo. È inutile che ci allarmiamo e indigniamo perché veniamo a sapere che negli ultimi 10 anni, a causa della crisi, sono andati perduti 2,3 milioni di posti di lavoro tra i giovani italiani dai 18 ai 34 anni; e che gli stessi occupati al di sotto dei 35 anni sono diminuiti, rispetto al totale, di 12,7 punti percentuali passando dal 58,7% del 2004 al 46% del 2013. Quei milioni di posti di lavoro sono “spariti” da un lato, ma, quasi magicamente, ne sono ricomparsi almeno un paio di milioni occupati proprio da loro, gli immigrati sia europei dei Paesi dell’est, sia extra-europei. E non solo questi immigrati hanno iniziato a lavorare in posizioni “pesanti”, che molti dei nostri giovani cercano di evitare (si tratta dei lavori più “umili” e sottopagati, come raccogliere frutta e verdura, o i muratori, o le colf ecc.), ma addirittura gli stessi immigrati sono diventati “imprenditori”. Vediamo come.

Imprese piccole ma dinamiche. Spiega questa crescita dell’imprenditorialità degli immigrati il rapporto curato da Idos e Unioncamere e presentato a Roma ieri, giovedì 10 luglio. Si tratta di un testo dal titolo “Immigrazione e Imprenditoria”, che vede anche il contributo della Cna (Confederazione nazionale artigianato), della Camera di commercio di Roma e di MoneyGram. Ebbene, uno dei dati più sorprendenti che emerge dal volume è che le imprese operanti in Italia guidate da immigrati sono aumentate dal 2011 al 2013 del 9,5% e del 4,1% nell’ultimo anno. Tutto questo mentre quelle italiane sono scese dell’1,6%. Franco Pittau, presidente dell’Idos, il centro studi e ricerche che si occupa di immigrazione e problemi correlati, curatore dello studio, afferma che «il dinamismo che la componente immigrata continua a mostrare in questi anni di crisi è collegato a una crescente capacità di aprirsi anche a forme di impresa più complesse, come le società di capitali, anche se tra gli stessi immigrati le esperienze ad alto livello tecnologico, innovative e ad alto valore aggiunto restano ancora poco diffuse». In totale, le imprese condotte da immigrati sono 497.080, corrispondenti all’8,2% di quelle operanti nel nostro Paese (che sono complessivamente 5.564.880). All’interno delle ditte di immigrati, 400.583 sono individuali (80,6% del totale), ma non mancano le società di capitali (49.507), le cooperative (8.514), i consorzi (240) e altre forme societarie (698).

Le “specializzazioni” per gruppi etcnici. Chi sono questi imprenditori immigrati e in che settori operano? La ricerca Idos-Unioncamere spiega che settore prevalente è il commercio (175mila imprese, 35,2% del totale) seguito da costruzioni (126mila, 25,4%), manifatture (41mila, 8,3%), alloggio e ristorazione (36mila, 7,2%). Al nord primo settore è l’edilizia, mentre al centro-sud prevalgono il commercio e i servizi. Quanto ai Paesi di origine, il Marocco ha il più alto numero di imprenditori individuali in Italia (61.177, 15,3% del totale), seguito da Romania (46.029, 11,5%), Cina (45.043, 11,2%), Albania (30.376, 7,6%), Bangladesh (20.705, 5,2%) e Senegal (16.894, 4,2%). I gruppi etnico-linguistici hanno sviluppato anche una “specializzazione” imprenditoriale: i cinesi nella manifattura (48,9%), i marocchini nel commercio (29,2%), i romeni in edilizia (28%) come gli albanesi (20,8%), i cinesi ancora nella ristorazione (24%). In crescita il dato delle imprese di immigrati a guida femminile: sono in totale 117.703 vale a dire il 23,7% del totale che è di 497.080. Circa la presenza geografica, le regioni del nord Italia raccolgono il 51,7% del totale delle imprese di immigrati, il centro totalizza il 26,3% e il sud il 22%. Prima regione è la Lombardia con oltre 94mila imprese, seconda il Lazio (60mila).

11 luglio 2014

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