Lo stile missionario a Santa Giulia Billiart
A Torpignattara la metà dei parrocchiani sono immigrati, molti gli anziani soli. La Scuola della Pace di Sant’Egidio e l’impegno del Centro d’ascolto Caritas di Emanuela Micucci
È sulla facciata della chiesa dal 1999, da quando è stata collocata per la missione cittadina in preparazione al Giubileo. La scritta “Missione popolare: Aprite le porte a cristo” richiama ai fedeli e ai cittadini di Torpignattara lo slancio missionario che anima la parrocchia di Santa Giulia Billiart. Che si prepara a festeggiare il ventennale della dedicazione della nuova chiesa, il 2 giugno.
Una piccola comunità, circa 5.000 persone, stretta tra via Torpignattara, la Certosa, Porta Furba e la ferrovia, affidata dal 2003 al clero romano dopo essere stata retta per 27 anni dai padri pavoniani. «La metà popolazione è immigrata – spiega Massimo, uno dei volontari della Caritas parrocchiale –, soprattutto da Egitto, Bangladesh, Sudamerica, e professa diverse religioni. Vivono nella zona vecchia in case fatiscenti affittate a prezzi alti. Poi ci sono molti anziani soli, tra i quali seguiamo 35 malati. La zona nuova con le giovani famiglie è un dormitorio». Al centro d’ascolto Caritas (aperto ogni mercoledì dalle 18 alle 20), si rivolgono 72 famiglie per ottenere viveri o avere un aiuto per le pratiche burocratiche. Quattro volte l’anno si organizza la colletta alimentare nel vicino supermercato e, per raccogliere fondi, la seconda domenica del mese si tiene il mercatino dei libri usati e scambiati.
Il venerdì il cortile della parrocchia, unica piazza del quartiere, si anima dei bambini della Scuola della Pace, immigrati e italiani, che i volontari della Comunità di Sant’Egidio assistono nei compiti e fanno giocare. La Comunità, inoltre, anima la Messa con i disabili, distribuisce panini e coperte ai senza dimora, per i quali organizza anche il pranzo di Natale in chiesa.
A Santa Giulia Billiart è presente anche la comunità carismatica Gesù Risorto, che collabora alla catechesi. «È un servizio alla parrocchia – afferma Pietro, universitario –. La preghiera è importante, ma non basta. Lo sbocco è il servizio».
La parola d’ordine, dunque, è evangelizzare con uno stile pastorale missionario. «Per testimoniare la nostra fede – sottolinea il parroco don Valerio di Palma –, la nostra comunione con il Signore e tra di noi, e coinvolgere l’intero quartiere. Perché la Chiesa ha qualcosa da dire alle famiglie, ai giovani, sui problemi sociali e della vita quotidiana». Così, dopo alcune missioni cittadine, quest’anno si è svolta quella dei diaconi: fino a Natale le visite alle famiglie, poi catechesi e celebrazioni. «Occorre dare segni di apertura – aggiunge Gaetano Tripoli, uno dei 5 ministri straordinari –. A maggio abbiamo recitato il Rosario nelle strade della Certosa, lo scorso anno celebrato le Messa al mercato».
Eucarestia e servizio sono gli impegni principali del gruppo liturgico, pensato come un gruppo parrocchiale formato da tutti gli operatori pastorali con momenti di formazione, adorazione eucaristica e carità. «C’è bisogno di Marta e Maria insieme», conclude don Valerio.
27 maggio 2011