Lo studio della Sapienza: povertà trasversale nella Capitale

In aumento le difficoltà per gli “over 50” che perdono il lavoro e per chi ha un affitto da pagare. Mentre restano drammatiche le condizioni di rom e sinti di Paola Simonetti

A Roma la povertà incide in modo trasversale. Se la situazione di rom e sinti resta drammatica, i colpi sferzati dalla crisi compromettono, sempre più, il quotidiano di inconsuete fasce di popolazione. Lo scivoloso terreno sociale toglie stabilità a uomini e donne espulsi dal mercato del lavoro, giovani coppie alle prese con precarie condizioni di impiego e con l’affitto da pagare.

Questo il profilo delle difficoltà in cui versa la Capitale, emerso dal capitolo specifico di uno studio qualitativo plurimo, messo in campo dai Dipartimenti di studi sociali ed economici degli atenei di Roma, Torino e Napoli sulle miserie urbane di queste città e presentato ieri (26 novembre 2009) all’Università La Sapienza.

Tema rovente della nostra città il capitolo casa, «a cui la distrazione politica – sottolinea la curatrice dello studio Fiorenza Deriu – non ha ancora saputo porre concreto rimedio». Negli ultimi cinque anni, infatti, gli sfratti emessi per morosità, dunque per mancanza di mezzi dei cittadini, sono stati 24.621, con un’incidenza del 9,5% sulle abitazioni in affitto.

Cifre che non sorprendono, secondo Deriu, se si guarda all’incremento dei costi del mercato delle locazioni nella Capitale: tra il 1999 e il 2008 gli affitti sono aumentati del 145%, e solo nel 15% dei casi ci si trova di fronte a contratti a patti concordati. Per un monolocale, in città si sborsano mediamente 800 euro, per un bilocale si superano i mille euro al mese.

Al palo restano le vite di circa 32.871 famiglie in attesa di un alloggio di edilizia residenziale pubblica (Erp), inserite nella graduatoria ufficiale aggiornata dall’Ufficio extradipartimentale per le Politiche abitative al 21.12.2006, di cui 1.200 col massimo del punteggio di disagio (10 punti). Sono 400, invece, i nuclei familiari in estreme condizioni di indigenza in carico all’Upa per l’assistenza in emergenza (Upa, 2009).

Quotidiani affanni condivisi, stando alle rilevazioni dello studio, anche da coloro che nel mondo del lavoro non ci sono mai entrati a pieno titolo o ci sono entrati a singhiozzo. O da chi ne è uscito troppo presto: aumentano le persone fra i 55 e i 65 anni che hanno perso il proprio impiego e non riescono a trovarne un altro per via dell’età. Sono quelli che lo studio ha definito i “fuori gioco”, individui ai margini, spesso invisibili alle istituzioni.

Ma i veri invisibili restano rom e sinti, «gli ultimi degli ultimi – li definisce Deriu –, confinati in aree marginali». Ad estrometterli dall’inserimento sociale, l’analfabetismo diffuso, ma anche il pesante pregiudizio che li taglia fuori da qualsiasi opportunità di riscatto. Punto sul quale, conclude la ricercatrice, si innesta l’illegalità, «legata alla posizione sociale e non, è bene ricordarlo, all’etnia».

27 novembre 2009

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