Luciano Barbieri
L’allestitore di presepi nelle più grandi chiese di Roma racconta i segreti di quest’arte (nella foto una sua opera) di Francesco Lalli
Una tradizione sul viale del tramonto o ancora ben viva nel cuore degli italiani? Il presepe a ridosso delle festività natalizie è diventato oggetto di polemiche e di titoli per numerosi quotidiani. Sulla questione e sui segreti di quest’antica forma di rapprsentazione della Natività, Romasette.it ha sentito il parere di Luciano Barbieri, grande allestitore di presepi nelle chiese della nostra città. Nato a Milano 75 anni fa, con un lungo passato in veste di regista e scenografo al Teatro dell’Opera di Roma, Barbieri è stato coinvolto – in qualità di assistente alla regia – anche in numerosi allestimenti di altrettanti melodrammi nei più importanti teatri europei: dall’Opéra di Parigi alla Deutche Oper di Berlino, dalla Scala di Milano al Teatro “Verdi” di Trieste.
Signor Barbieri, cominciamo dalla questione di questi ultimi giorni: il presepe sta morendo?
Questa è una sciocchezza che è stata alimentata in primo luogo da certi giornali, anche nella Capitale, che hanno voluto creare l’ennesima provinciale divisione nord-sud. Da una parte la laica Milano, dove tutto è moda e quindi anche il presepe risente degli andamenti del mercato, e dall’altra il resto dell’Italia, da Roma in giù, dove si combatterebbe una strenua battaglia per la difesa di questa usanza. Una cosa che non sta in piedi. Che alcuni grandi magazzini, peraltro diffusi su tutto il territorio nazionale e quindi non solo al nord, abbiano tolto gli articoli per allestire il presepe non è certo una novità di quest’anno. Ma è altrettanto noto che ormai le persone si rivolgono a negozi specializzati, come alcune cartolerie ben fornite, oppure comperano in luoghi che hanno una storia e una tradizione nella vendita di questi prodotti, come possono essere Piazza Navona a Roma o le bancarelle vicino alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano, il cosiddetto mercato degli “Obei, obei”. Ma questo i giornalisti di cronaca cittadina fanno finta di non saperlo.
Lei come e quando ha iniziato a fare presepi a Roma?
Più di vent’anni fa. Monsignor Natalino Zagotto mi chiese di realizzarne uno per la chiesa dei Santi Anna e Gioacchino a Via Cavour, di cui aveva la rettoria. Realizzammo la composizione con l’aiuto di alcuni scenografi e di altre maestranze del Teatro dell’Opera di Roma e il risultato fu molto apprezzato. Venne l’allora cardinale vicario Poletti a vederlo e ci spinse a proseguire su questa strada. Decidemmo quindi, sempre insieme a monsignor Zagotto, di dare vita al Centro artistico “Via Giulia”, che da allora si dedica a questo tipo di allestimenti.
Che tipo di presepe realizza?
Nel corso degli anni ho tentato numerose ambientazioni particolari. Dal presepe che riproduceva la città murata dell’Isola di Procida nella chiesa di San Carlo al Corso, a quello nella chiesa dei Missionari a Piazza Navona con le statue rivestite da abiti ricavate da alcune stampe ottocentesche dei quadri del Pinelli, cuciti dalle sarte del Teatro dell’Opera; passando poi per il presepe calato nella cornice fedelmente ricostruita del parco di Bomarzo, a una scenografia di ambientazione valtellinese con i tetti delle case ricoperte da vere “beole” spaccate a mano per essere ridotte alle giuste dimensioni. Ma il presepe a cui mi ispiro è sostanzialmente quello romano.
Quali caratteristiche ha?
La grotta come elemento centrale in cui sono presenti delle aperture laterali che creano alcuni scorci sul paesaggio circostante. Una struttura che offre numerose soluzioni e quindi è più “flessibile” rispetto a quello napoletano, pur bellissimo, che è caratterizzato da elementi fissi imprescindibili come “la rustica” o “le colonne del tempio”.
Può spiegarci come avviene la lavorazione?
Si parte dal bozzetto e si compone il presepe come fosse un quadro. Poi si passa ai disegni tecnici e quindi si realizza una piantina, dopodiché si realizzano i disegni di ciascun pezzo in scala. Vengono quindi fissate delle strutture di legno, una sorta di impalcatura se vogliamo, a cui appoggiare i vari elementi. Questi ultimi sono realizzati con uno speciale polistirolo, molto compatto, che viene scolpito, ricoperto di tela, poi di un impasto di colla vinilica e segatura finissima. Infine vengono colorati, prima di scuro e poi di chiaro per dare i giusti volumi, si fissano alla struttura di cui sopra e si passa alle rifiniture. Il tutto, però, è spesso preceduto da una ricerca documentaria molto accurata, soprattutto quando si vogliono riprodurre edifici o abiti specifici.
Che ne pensa dei presepi fatti con materiali alternativi?
A me personalmente non piacciono, però il presepe può avere anche una finalità ludico-educativa per il bambino e quindi può essere adattato per trasmettere comunque certi valori. Allora ben vengano i materiali poveri o alternativi. Però, se devo scegliere tra un presepe tradizionale e uno fatto, per esempio, di chiodi, scelgo certamente il primo.
Progetti futuri…
Mi piacerebbe creare a Roma una mostra permanente di alcune delle migliori realizzazioni di questi anni che spesso, passate le feste, finiscono nelle soffitte delle chiese. Speriamo che sia possibile, sarebbe bello.
12 dicembre 2006