Mazzanti, la poesia “Tra soffio e carne”

Il rapporto tra la parola poetica e il cristianesimo al centro del saggio del professore di teologia sacramentaria presso l’Università Urbaniana di Andrea Monda

Ma cos’è la poesia? A questa semplice e decisiva domanda cui tanti nei secoli hanno dato risposta prova a rispondere Giorgio Mazzanti, sacerdote e professore di teologia sacramentaria presso l’Università Urbaniana. L’assunto di partenza è infatti che la questione sia degna per lo meno di un approccio teologico e in particolare cristiano: l’orizzonte in cui si muove l’indagine infatti è quello del rapporto stretto tra parola e Parola, tra scrittura/letteratura umana e cristianesimo, la religione imperniata sul dogma dell’Incarnazione del Verbo divino nella persona di Cristo. Come il Verbo si è fatto carne ed è venuto «ad abitare in mezzo a noi», così anche la poesia è «in mezzo», appunto, “Tra soffio e carne”, come indica il titolo di questo saggio intrigante quanto esigente.

Il lettore è costretto a una vera full immersion nel duplice mare della teologia e della letteratura che l’autore conosce in modo vasto e profondo. È teologo dalle grandi letture, Mazzanti: Hopkins, Eliot, Dickinson, Novalis, Betocchi, Luzi, Blaga, Heaney, Zambrano, i poeti latini… solo per citare alcune delle tantissime fonti a cui attinge l’autore per comporre questo saggio che si presenta come un’unica lunga (quasi ipnotizzante) «conversazione» con il lettore, che viene quasi sommerso dalle decine di note che rendono l’apparato critico una parte ricca e importantissima del libro.

«La parola poetica sottrae al buio e dalla notte ciò che esiste, scendendo su cose ed eventi come luce che fa essere nella loro inconfondibile specificità», afferma all’inizio citando il romanziere francese Schmitt, «un po’ come la luce aurorale che richiama quella della prima creazione» che «toglie dall’indistinto le cose, le fa essere nominandole, illuminandole». Luce aurorale, la poesia è fuori dal tempo e destinata all’eternità cui anela; essa vive fuori dal tempo ma s’incarna ogni volta che il poeta agisce in-cantando il mondo: in questa prospettiva «la poesia si pone subito tra la luce poetica e il mondo e l’apporto del poeta; tra qualcosa che viene dall’alto, da fuori […”> e il lavoro/intervento del poeta; tra la passione ispirata e il mestiere..».

Lo Spirito che viene dall’alto e da fuori è il co-protagonista di queste pagine di raffinata teologia; l’altro è la Carne, perché Mazzanti è preciso nel mettere in guardia dalle derive spiritualiste o, peggio, ideologiche, visto che «la poesia non può mai essere astrazione né mai trasformarsi in un venir via dalla concretezza per fuggire il reale e il vissuto e rifugiarsi nell’idea, nella rarefatta universalità del concetto, del logos, finendo in un asettico intellettualismo». Da questa magica fusione di spirito e carne nasce la parola poetica che a sua volta «dà carne, nervi, giunture e posizione eretta anche all’umano più arido, più decomposto, anche al volto più sfigurato e deturpato». Tra preghiera e profezia, la poesia, secondo l’autore di questo saggio (davvero «alto» per raffinatezza e mire) partecipa non solo alla creazione ma anche alla redenzione del mondo.

“Tra soffio e carne”, Giorgio Mazzanti, Edb, 80 pagg.

18 gennaio 2010

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