“Memorie di Adriano” con Albertazzi

Torna a Roma, al Parioli, il testo di Marguerite Yourcenar ispirato allo spettacolo allestito nel 1990 da Maurizio Scaparro a Villa Adriana: una lettera inviata dall’anziano imperatore al giovane Marco Aurelio di Toni Colotta

Al Parioli da domani, martedì 19 febbraio, va in scena Memorie di Adriano, tratto dallo splendido testo di Marguerite Yourcenar: più che uno spettacolo si direbbe la celebrazione, che si protrae, di quell’evento teatrale pensato e allestito nel 1990 da Maurizio Scaparro per la magica atmosfera di Villa Adriana a Tivoli, da cui l’autrice fu ispirata. Conservato come struttura itinerante, è passato per i palcoscenici di tutta Italia, in Spagna, Francia e oltreoceano. Nello spazio di via Borsi, ora intestato a Peppino De Filippo dal figlio Luigi che lo ha rilanciato e lo dirige, questa ripresa delle Memorie mantiene immutata la regia di Scaparro e l’altro apporto prezioso, l’interpretazione di Giorgio Albertazzi nei panni dell’imperatore protagonista e così intensamente legato al personaggio da illuminarne di per sé la lunga e ricca carriera di attore, oggi quasi novantenne ma in scena con l’energia di un giovanissimo.

Nell’arco creativo della Yourcenar, Memorie di Adriano, pubblicato nel 1951, segna il ritorno a un genere letterario fuori moda, il romanzo storico. La sua originalità è nella forma compositiva, memoria appunto, evocata dall’imperatore romano del II secolo in una lettera idealmente indirizzata a Marco, ovvero a quegli che sarà poi un suo successore, Marco Aurelio. Sessantenne, sentendosi prossimo alla morte, gli racconta la propria esistenza, dalla natia Spagna all’amata Grecia, la carriera politica a Roma come pupillo di Traiano, la dignità imperiale. Un testamento spirituale soffuso di scetticismo, ironia e sospetto della vanità. Dunque un monologo, che con la mediazione del riduttore Jean Launay si fa parola scenica, esaltata allora a Villa Adriana e da Scaparro riallestita per una ribalta normale senza perdere l’essenziale della drammaturgia.

Sempre, fra le pieghe dello spettacolo, si avverte l’identificazione della regia con la psiche di Adriano, quella «medianità» della Yourcenar che «è Adriano», come lei stessa dichiarò. Dice Scaparro: «La serenità di Adriano/Yourcenar nasce dal rimettere in discussione se necessario tutta la vita, l’amore, la storia, i nostri stessi luoghi di origine, le nostre lingue». E Albertazzi: «Adriano tocca il cuore e la mente, reca in sé un messaggio di umanità, poesia e bellezza». Nelle Memorie la presenza dell’«amore» è impersonata principalmente da Antinoo, efebo devoto fino al sacrificio estremo. Nella messinscena assume la forma sublimata della danza espressa con poetiche movenze da Giacomo Luci sulla coreografia di Eric Vu An che la interpretò a Villa Adriana e poi a lungo. Ma il perno di questo spettacolo del tutto singolare è pur sempre l’evocazione parlata, il ritratto di una voce, come ama sottotitolare Scaparro la sua operazione scenico-letteraria.

18 febbraio 2013

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