Monsignor Canio Calitri, primi passi in ospedale
Migliorano le condizioni del parroco di Santa Marcella, accoltellato da un folle. Affetto e vicinanza da tutta la comunità dei fedeli e dalla diocesi di R. S.
Don Canio non è mai solo. Oltre al costante conforto dei familiari, due parrocchiani di Santa Marcella lo visitano ogni giorno al Cto, con turni stabiliti dal suo collaboratore, il verbita padre Giancarlo Girardi. Le testimonianze di affetto non sono mai venute meno al parroco della comunità della zona San Saba, fin dal giorno del grave ferimento. Come si ricorderà, monsignor Canio Calitri, 68 anni, parroco di Santa Marcella da quattro anni, era stato accoltellato il 23 settembre scorso nei locali della canonica dal giovane Marco Luzi, poi arrestato dopo il ferimento di altre tre persone nella fuga. A sottolineare la vicinanza della comunità è il vescovo Ernesto Mandara, ausiliare per il settore Centro, che riferisce anche della visita compiuta mercoledì scorso dal cardinale vicario al sacerdote nella stanza d’ospedale.
Le coltellate inferte dal giovane aggressore hanno avuto effetti devastanti: alcune conseguenze saranno permanenti. Duecento i punti di sutura applicati dopo l’intervento, appena rimossi. Le visite sono ridotte al minimo, per ovvi motivi, rispetto al grande numero di fedeli che vorrebbero essergli vicino. L’affetto della comunità è stato evidente anche nelle due celebrazioni eucaristiche officiate nella parrocchia di piazza Nicoloso da Recco, a due passi dalla stazione Ostiense. «La comunità di Santa Marcella è stata grande e straordinaria nella solidarietà», afferma monsignor Mandara, che ha presieduto le Messe. «La parrocchia ha reagito molto bene – commenta padre Giancarlo Girardi –. Non ho sentito giudizi di condanna ma preghiere per la famiglia di Marco. Chiedono di aiutarmi per continuare a camminare insieme».
Tutti parlano di monsignor Calitri come di «una persona mite, sempre accogliente, capace di avvicinare le persone», racconta Arturo. «Gli siamo tanto affezionati. È una persona disponibile: se non lo fosse non sarebbe stato ferito», afferma Anna Rita, una volontaria, con la voce rotta dalla commozione. Una coppia di sposi sottolinea la cura profusa nella formazione dei fedeli. «È un umile pastore», aggiunge suor Pia, francescana missionaria di Gesù Bambino che collabora al catechismo.
Un pensiero affettuoso gli è stato rivolto dal cardinale vicario nel primo incontro con il clero: «Nel visitarlo in ospedale gli ho portato il conforto e la solidarietà di tutto il presbiterio e gli ho assicurato la nostra preghiera per una piena guarigione. A lui il nostro augurio più sincero». In una lettera alla comunità subito dopo il tragico ferimento, aveva invitato al perdono dell’aggressore: «So bene quanto sia difficile perdonare, ma se vogliamo testimoniare ed educare alla speranza, come la Chiesa di Roma si è impegnata a fare in questo anno pastorale, non possiamo esimerci dall’offrire il nostro perdono al giovane fratello che ha colpito Don Canio e le altre persone. Infatti solo l’amore è in grado di sconfiggere l’odio e solamente il perdono può ricostruire un tessuto di relazioni interpersonali fondato sul rispetto reciproco».
6 ottobre 2008