Nel «Sancta Sanctorum», gioiello d’arte di fine ‘200

di Marco Frisina

Nell’Antico Tempio di Gerusalemme il luogo più intimo e sacro era chiamato «Santo dei Santi», ovvero il luogo più santo perché conservava le memorie preziose dell’Esodo come l’arca dell’alleanza e perché lì si manifestava la presenza misteriosa del Signore. Nell’antico Patriarchio del Laterano, che era la residenza del Papa fino al 1483 e univa la basilica di San Giovanni alla Scala Santa, questo nome era dato alla Cappella privata del Pontefice, appunto il Sancta Sanctorum, anticamente dedicata al diacono San Lorenzo. La data del 1483 è legata alla dedicazione della Cappella Sistina in Vaticano, momento che segnò il trasferimento della residenza papale dal Laterano in Vaticano. Il Sancta Sanctorum è un gioiello dell’arte della fine del Duecento, quando Niccolò III ne ricostruì gli ambienti, gli affreschi celebrano il martirio dei Santi Pietro e Paolo e la gloria del Salvatore. Qui è custodita l’antichissima immagine Acheropìta (non dipinta da mani d’uomo) del Salvatore, rivestita dal prezioso baldacchino voluto da Innocenzo III, che a Pasqua veniva venerata solennemente con il bacio e l’unzione dei piedi di Cristo. Attingiamo con entusiasmo a questa sorgente di bellezza e di fede: le reliquie di questo luogo ci fanno respirare la storia della nostra Chiesa e ci fanno sentire eredi della fede pasquale dei nostri padri e responsabili di essa verso le nuove generazioni, bisognose di comprendere e gustare il valore di tanto amore e di tanta fede.

1 febbraio 2009

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