Niente Imu per gli enti che svolgono «attività meritevoli»

Una circolare ministeriale stabilisce i criteri di esenzione dal pagamento dell’imposta per le realtà, cattoliche e non, impegnate in attività culturali, ricreative, sportive e ricettive, nell’assistenza e nella formazione di R. S.

Buone notizie per gli enti ecclesiastici e non, senza fini di lucro, che utilizzano in proprio, oppure che concedono in comodato d’uso ad altro ente non commerciale un immobile: una circolare emanata il 4 marzo scorso a cura del ministero delle Finanze stabilisce che detti enti, a condizione che svolgano «attività meritevoli», sono esentati dal pagamento dell’Imu. La notizia rappresenta certamente un elemento molto positivo per le migliaia di enti italiani, cattolici e non, comprese associazioni, fondazioni, confraternite, cooperative, e così via, attive in settori quali assistenza, previdenza, tutela e prevenzione della salute, formazione e didattica, attività culturali, ricreative, sportive e ricettive.

Un pronunciamento molto atteso, sul quale si era anche molto dibattuto a livello politico, che fa chiarezza sull’ambito di esenzione dal pagamento dell’imposta e su chi possa legittimamente invocarla. La circolare, che porta la firma del direttore generale delle finanze Fabrizia Lapecorella, richiama l’ampia e diversificata giurisprudenza precedente, confermando anzitutto che l’esenzione si applica a enti non commerciali che utilizzano direttamente spazi per le suddette «attività meritevoli», oppure che li concedono in comodato ad altro ente non commerciale che attua analogo utilizzo.

Le preoccupazioni emerse nei mesi scorsi negli ambienti del non-profit, dell’associazionismo, dell’assistenza e della stessa Chiesa, per i numerosi casi di enti non commerciali che si trovavano nella condizione di concedere ad altri enti non commerciali spazi per dette attività, per lo più di tipo sociale o assistenziale, erano state condivise anche da altre realtà dell’associazionismo non cattolico. Ora si è fatta chiarezza. Infatti non era del tutto chiaro se il fatto di concedere spazi a titolo gratuito fosse ritenuto dal legislatore sufficiente per ottenere l’esenzione Imu.

Del resto, l’applicazione di questa imposta sarebbe risultata estremamente penalizzante per enti che non solo sono senza fini di lucro, ma che spesso debbono fare ricorso alle offerte e al volontariato per poter prestare i loro servizi di assistenza. Così la notizia del pronunciamento ministeriale mette fine a queste preoccupazioni. Tutti gli enti interessati, ecclesiastici o meno, dovranno ad ogni modo dimostrare le finalità non commerciali riscontrabili anche dai propri statuti.

8 marzo 2013

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