Opera romana pellegrinaggi, da 80 anni sulle strade della fede

L’anniversario celebrato nell’ambito del Convegno teologico pastorale, alla Domus Pacis. Il custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa: «Il pellegrino, testimone di pace, portatore di fraternità» di Christian Giorgio

Con l’Eucaristia, «Cristo si fa presente nel suo cammino pasquale verso il Padre: questo movimento ci introduce, corpo e anima, nel movimento di tutto il creato verso la pienezza di Dio». Parla di un viaggio, in questo passaggio, l’Enciclica Lumen Fidei. Il viaggio della fede che non è mai statica, il viaggio che Dio ci chiede di fare «come con Abramo» per «metterci in discussione, invitandoci a rischiare e a non avere paura». Per monsignor Liberio Andreatta, vice presidente dell’Opera romana pellegrinaggi, di cui martedì 18 febbraio si sono celebrati gli 80 anni dalla fondazione, è sempre stata chiara l’intima connessione tra il viaggio e la vita che è «un cammino per incontrare Cristo insieme ai fratelli in un percorso non privo di ostacoli e difficoltà».

Come quello che l’Orp ha intrapreso due mesi fa in Iraq e raccontato nel reportage del giornalista di Tv2000 Luigi Ferraiuolo, presentato, in anteprima, all’interno del XVI Convegno nazionale teologico pastorale dal titolo «Eucaristia pane del pellegrino». In Iraq «siamo stati un segno di speranza per la gente – ha continuato monsignor Andreatta -; incontrando le comunità islamiche ho compreso la grande volontà di riconciliazione di quella terra che si può attuare anche tramite la nostra presenza che veicola un messaggio d’amore e di fiducia in Dio e negli uomini».

A presentare i saluti della Conferenza episcopale italiana, a nome del presidente cardinale Angelo Bagnasco, il segretario generale ad interim monsignor Nunzio Galantino che, riferendosi al tema del convegno, ha sottolineato come l’Eucaristia debba «costituire il riferimento ideale di ogni partenza e arrivo», mentre il «pellegrinaggio aiuta l’Eucaristia a recuperare il suo carattere dinamico». Da essa, ha concluso il segretario della Cei, «bisogna partire scegliendo gli obiettivi immediati, anche se quello generale rimane la ricerca di Dio». Una ricerca accompagnata, anche durante il pellegrinaggio, dai tanti sacerdoti che, per monsignor Celso Morga Iruzubieta, segretario della Congregazione per il clero, sono i «primi testimoni e i dispensatori della vita eterna». Essi, per il prelato, devono altresì avere la capacità di essere «uomini non estranei a questa vita», trovandosi in un «equilibrio difficile», risolto dal «contatto con l’Eucaristia» e dall’«aiuto dei fratelli laici, chiamati anche loro ad essere gioiosi e misericordiosi nell’annuncio del Vangelo».

E del ruolo del pellegrino ha parlato anche il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa: deve essere «testimone di pace, portando benessere e fraternità». Il pellegrino, infatti, «può andare ovunque e incontrare chiunque, mentre non possono farlo gli ebrei e i palestinesi che hanno vincoli di spostamento». Attraverso i viaggi sui luoghi di Gesù, è più facile «comprendere – ha sottolineato padre Pizzaballa – il senso più profondo dell’Eucaristia e di Gesù che spezza il pane e si spezza lui stesso per gli uomini». E per «spezzare», ancora oggi, quel pane al modo di Gesù, «una risposta potrebbero essere – ha concluso – le adozioni a distanza, ma anche altre forme di aiuto e sostegno» per le popolazioni della Terra Santa.

«Fare storia del viaggio è fare storia del pensiero e in particolare del rapporto che l’uomo ha stabilito con le proprie attese più profonde». Questo uno dei passaggi più significativi che padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ha affrontato nel corso della sua relazione, durante la mattinata. Il sacerdote ha presentato figure di «viaggiatori» e pellegrini, sottolineando che «mentre l’uomo cammina, emerge in lui il bisogno di una redenzione del cammino che compie, una salvezza dall’insignificanza». L’uomo «che nel suo cammino se ne va sicuro non è vero viaggiatore. Il suo è un viaggio mai iniziato, una passeggiata senza imprevisti. Il viaggio implica l’apertura a una dimensione vitale di attesa, il desiderio di una terra promessa che rende il passo sicuro sì, ma sempre inquieto».

Tra le mete dei pellegrinaggi dell’Orp, oltre ai luoghi della vita e della passione di Gesù Cristo, ci sono anche quelli in cui si è rivelata la Vergine Maria: Fatima e Lourdes. Per padre Regis Marie De La Teyssoniere, cappellano del santuario mariano francese, «la grazia che siamo chiamati a vivere nella nostra terra si sviluppa tra servizio e parola. Qui si accoglie il Vangelo tra l’umanità sofferente». E nonostante i pellegrini siano sempre «meno numerosi» per diverse ragioni, da ultima l’alluvione dei mesi passati che ha interessato anche il santuario, «ripartiamo dalla volontà di servire e accoglierli meglio, aprendo ancora di più il nostro cuore». Accogliere al meglio i pellegrini quindi, come riportato negli statuti approvati dalla Santa Sede anche per il santuario di Fatima. «Qui – ha notato il rettore padre Carlos Cabecinhas – è possibile svolgere questa missione anche grazie al lavoro dell’Opera romana pellegrinaggi, la cui cura spirituale, grazie alla preparazione dei sacerdoti, e organizzativa del viaggio sono il primo servizio all’evangelizzazione che si realizza pienamente sui luoghi della fede».

A fine serata, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, ha presieduto la Messa conclusiva del convegno alla Domus Mariae, che ha preceduto l’ultima tappa della tre giorni dell’Opera romana pellegrinaggi: l’Udienza generale in piazza San Pietro di mercoledì 19 febbraio con Papa Francesco.

19 febbraio 2014

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