Paola Binetti: «Recuperare il senso della famiglia»

La campagna referendaria sulla legge 40, i Pacs, la pillola abortiva e l’impegno del Comitato Scienza e vita a favore della famiglia. Ne parla la presidente, Paola Binetti di Elena Grazini

Laureata in medicina e chirurgia, specialista in psichiatria, psicologia clinica e neuropsichiatria infantile, psicoterapeuta.
Ha diretto dal 1973 al 1990 un centro di orientamento per adolescenti con servizio di consulenza per i genitori. Da 10 anni guida il Centro di educazione medica dell’università Campus Bio-Medico, dove insegna storia della medicina, scienze umane, psicologia clinica, e nella quale è inoltre a capo del Dipartimento per la ricerca educativa e didattica da 3 anni. È presidente della Società italiana di pedagogia medica ed è membro del Comitato nazionale di bioetica.

È la professoressa Paola Binetti, romana, 62 anni, che in occasione del referendum sulla fecondazione artificiale è intervenuta più volte nel dibattito pubblico come presidente del Comitato “Scienza e vita”, sorto a difesa della legge 40 “norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
Professoressa Binetti che grado di consapevolezza ha potuto riscontrare rispetto ai valori in gioco nella campagna referendaria?Più che riscontrare, ho potuto dare consapevolezza all’interno di un progetto di educazione alla salute. Il nostro lavoro è stato quello di spiegare che la medicina è una scienza straordinaria, che migliora la qualità della vita, ma che non è riuscita a sconfiggere tutte le malattie.
Davanti all’equivoco che con le cellule staminali embrionali si potessero risolvere tutti i problemi, il nostro compito è stato quello di far riflettere che in medicina non esistono soluzioni facili. Oltretutto, proprio negli ultimi tempi la scienza ci ha dato molte soddisfazioni sull’applicazione delle cellule staminali adulte. L’ultima è stata quella sul diabete fatta da Camillo Ricordi.
E le donne, che ruolo hanno avuto durante il periodo referendario?
La cosa straordinaria è che fino a dieci anni fa c’era un gruppetto di donne, probabilmente più agguerrite, più sensibili e anche più colte, che ritenevano di poter parlare a nome di tutte le donne. Oggi il pubblico femminile non concede più deleghe di questo tipo a nessuno, uomo o donna che sia. Le donne rappresentano un universo estremamente più variegato, nel quale ognuna pensa con la propria testa.
Quali saranno le prossime battaglie del Comitato “Scienza e vita”?
Io credo che la prima battaglia, e non si tratta nemmeno di una battaglia ma di una proposta, sia il recupero del senso della famiglia, perché intorno alla famiglia ruotano temi attualissimi quali i Pacs (Patti civili di solidarietà) o la sperimentazione sulla pillola abortiva ad esempio.
Sui Pacs è in corso una polemica vivace. Cosa pensa di questi fatti?
Al Pacs manca la dimensione che ogni uomo e donna serba nell’intimità della propria coscienza, cioè il desiderio di eternità, o se vogliamo, di stabilità. L’uomo e la donna desiderano potersi fidare l’uno dell’altra, anche aldilà di quelle fluttuazioni naturali che sono proprie di ogni essere umano. Il Pacs invece legittima la frammentarietà, la precarietà, dimensioni che non appartengono all’orizzonte di senso che il mondo affettivo ha in ciascuno di noi.
Passando invece alla pillola abortiva, la famosa RU486, che differenza c’è tra aborto chimico e aborto chirurgico?
Innanzitutto bisogna comprendere che nella cultura generale dell’uso della RU 486 ciò che si vuole fare è poterne disporre in larghe quantità, non in Italia magari, ma di fatto poterne disporre per controllare la natalità su larga scala, come succede in certi ambienti.
A livello personale c’è un’agonia dell’aborto, che mentre in un intervento chirurgico si risolve in pochi minuti, con la pillola si protrae perlomeno nell’arco di tre giorni: morte dell’embrione, attesa ed espulsione. Questo aborto non è dunque né meno doloroso né meno rischioso e non mi sembra soprattutto che aiuti la donna a riflettere di più sul senso della maternità.
Mi sarebbe piaciuta l’onestà intellettuale di attivare in questo momento una serie di misure di tutela della vita nascente, perché questa è stata la volontà espressa recentemente dal 75% degli italiani, senza toccare la legge sull’aborto.
Quale sarà concretamente l’impegno del Comitato “Scienza e vita”?
Il Comitato “Scienza e vita” sta riprendendo la propria attività in questi giorni. Faremo precedere un momento di studio abbastanza ampio in cui interverranno persone competenti in diversi ambiti in modo da ricreare un pensatoio che in questi mesi estivi è andato in vacanza.
Dopodichè utilizzeremo dal punto di vista metodologico l’approccio di tipo formativo, realizzando depliant, ma soprattutto entrando nelle case di tutti gli italiani per favorire la discussione su un tema o la visione di un film. Andremo nelle scuole o nei raggruppamenti sociali e a caratterizzarci sarà sempre la stessa logica che ci ha contraddistinti durante la campagna referendaria, e cioè la trasversalità, perché su determinati valori non si può ragionare con logiche di partito.

3 ottobre 2005

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