Paolo, lezione sportiva da campioni

Nel libro scritto da Edio Costantini e padre Kevin Lixey le connessioni tra la disciplina tipica dello sport e la vita cristiana nelle Lettere dell’Apostolo delle genti di Marco Testi

Nel 2005 Benedetto XVI ebbe a dire che lo sport è una «disciplina che, se praticata nel rispetto delle regole, diventa strumento educativo e veicolo di importanti valori umani e spirituali». La Chiesa dunque riconosce la grande importanza dell’attività sportiva. Lo conferma questo “San Paolo e lo sport. Un percorso per campioni”, di Edio Costantini e Kevin Lixey, una sorta di nuovo manuale di metodologia sportiva. Attenzione, però: non è un manuale tecnico, non insegna cioè una disciplina precisa, ma riporta l’attività sportiva al centro dell’essere umano.

Costantini è il direttore centro studi del Csi (Centro sportivo italiano), mentre padre Lixey è responsabile della sezione Chiesa e sport voluta da Giovanni Paolo II. Due persone che hanno dello sport un’idea poco in linea con l’ideologia dominante, e lo dicono senza peli sulla lingua: «Se ci convinciamo che il corpo è oggetto, diventa poi facile convincerci che l’uomo stesso sia un oggetto. L’oggetto è funzionale a qualcosa, e quando si usura lo si ricicla o lo si butta».

Ma che c’entra San Paolo con l’attività sportiva? La tesi dei due autori è che in diversi passi dell’Apostolo delle genti si possono notare riferimenti all’attività sportiva, in primis il celebre periodo della seconda lettera a Timoteo, 4; 7: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno». Non si tratta solo di citazioni fini a se stesse, ma di un atteggiamento complessivo. San Paolo mostra non tanto il linguaggio dello sport, ma una disciplina di vita tipica degli atleti: grande lavoratore, morigerato, umile, metodico, pronto al sacrificio. “San Paolo e lo sport” non fa altro che riscoprire questa vocazione «sportiva» del santo e ritradurla per renderla comprensibile e praticabile ai nostri giorni.

Ne esce fuori una serie di connessioni strettissime tra pratica sportiva e vita cristiana, ma soprattutto una nuova elaborazione di concetto di corpo che sarebbe assai utile riproporre in palestre e centri sportivi. E ancora una volta Paolo è la guida giusta: «Nelle lettere paoline si intuisce che per Paolo l’uomo non è diviso in anima e corpo ma il corpo è la concretezza relazionale della persona: il corpo è la persona stessa, vista nel tempo e nello spazio, nella sua concretezza». Il benessere di un corpo che «respira» assieme allo spirito è assai lontano dall’ansia di prestazione e di risultati a tutti i costi che stanno recando danni gravissimi se non irreparabili all’idea di sport soprattutto nei giovani. Questo libro dovrebbe essere letto da molti educatori non solo nello sport, perché insegna soprattutto come stare vicino ai giovani per dar loro il calore di una presenza che non dipende solo dai risultati ma semplicemente dal loro essere persone.

“San Paolo e lo sport”, di Edio Costantini e Kevin Lixey, Edizioni la Meridiana, 2009, 74 pagine più appendici, 12 euro

4 maggio 2009

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