Pasquale Maffeo, Napoli tra genio e sregolatezza

“Cronachette del fuoco mobile”, raccolta di interventi critici e di saggi che hanno in comune il capoluogo campano di Marco Testi

È proprio vero: dai piccoli sistemi si può arrivare a capire l’universo, dalle descrizioni di ambiente locale ci può giungere il senso dello spirito del tempo, perché si va sul concreto, sul costume, il modo di vivere, la scena viva e vibrante, che alla fine diviene anche panorama, cosmo. Così avviene per l’ultima fatica di Pasquale Maffeo, critico letterario e scrittore (oltre che curatore dell’antologia “Poeti cristiani”), “Cronachette del fuoco mobile”, raccolta di interventi critici e di saggi che hanno in comune Napoli e dintorni.

Il Meridione è stato fucina di grandi, ma qui non si tratta di evidenziare le celebrità della cultura e della scienza: in queste “Cronachette” si parla anche di artisti stranieri e pellegrini, discesi al Sud per il loro personale grand tour, di ordini religiosi e di monasteri, della mistica Maria Celeste Crostarosa (1696-1755), di Alfonso Maria de Liguori, della nascita a Napoli di “La Civiltà cattolica”. E poi ci sono i «laici», cui Maffeo ascrive la famiglia di Alessandro VI Borgia, che attraversa Napoli con la tessitura del matrimonio tra Cesare, detto il Valentino, la figlia di re Federico d’Aragona e la realizzazione del secondo matrimonio di Lucrezia con Alfonso, figlio del duca di Calabria, cui gli aragonesi avevano destinato alcune terre in Puglia.

Ma Napoli era non solo capitale aragonese, città in cui devozione e superstizione talvolta si incontravano in una miscela difficile da separare, scenografia vulgata e oleografia: era uno dei luoghi della Grecia italica, di quella tensione spasmodica verso il modello perduto – l’arte greca e poi romana – che animava i cuori in tempesta di neo-classici e pre-romantici, e allora non potevano mancare le pagine su uno dei padri del classicismo settecentesco, Johann Joachim Winckelmann, che vide nell’Italia la vera patria della civiltà occidentale. Non aveva tutti i torti: iniziavano, anche grazie a Winckelmann stesso, gli scavi a Roma, Tivoli, Pompei, Stabia, Ercolano; iniziava la stagione del modello inattingibile ma a cui non si poteva fare a meno di tendere, se si aveva a cuore la bellezza assoluta.

L’incontro di Winckelmann con la Napoli contemporanea non fu altrettanto felice, e lo studioso tedesco non potè fare in tempo a tornare: gli fu paradossalmente fatale il Nord di una locanda triestina, dove fu ucciso probabilmente per rapina. Ed egualmente non potevano mancare il grande pittore e incisore Jacob Philipp Hackert che aveva bisogno di venire in Italia, ormai terra del mito, per incontrare Goethe; e poi l’incontro per le strade napoletane con Charles Dickens, Antonio Ranieri e Giuseppe Giusti. Napoli diviene quinta prospettica che ci introduce al cuore e alla penna di santi, mistici, viandanti e geni che si avventurarono nella terra di Partenope dal ’600 all’800: merito di “Cronachette” è la capacità di farci entrare nella scena attraverso tratti velocissimi ma in grado di darci l’orientamento ed il gusto, il «polso», del tempo.

“Cronachette del fuoco mobile”, di Pasquale Maffeo, Edizioni Studio 12, 2008, pp.139, 14 euro

27 aprile 2008

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