Petrucci: «Italia marchio vincente»

Il presidente del Coni traccia un bilancio dei Giochi olimpici di Pechino, da poco conclusi. Gli atleti azzurri hanno conquistato 28 medaglie di Daniele Piccini

Ad appena quindici giorni dalla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Pechino, Gianni Petrucci, presidente del Comitato olimpico nazionale, traccia un bilancio della XXIX edizione dei Giochi. Petrucci, che ricorda spesso e con affetto i suoi trascorsi di studente salesiano all’istituto romano di via Marsala 42, è nato a Roma nel 1945 e ha assunto l’attuale carica di presidente del Coni il 29 gennaio del 1999. Nella sua carriera di dirigente sportivo è stato commissario straordinario della Federazione italiana giuoco calcio (dal 2000 al 2001) e presidente (per due mandati consecutivi) della Federazione italiana pallacanestro.

Alla vigilia aveva detto che sarebbero state Olimpiadi difficili. Ora i Giochi li ha visti da vicino. Come giudica i risultati ottenuti dall’Italian Team a pochi giorni dallo spegnimento della fiaccola?
Il nostro bilancio è positivo. Non era facile rimanere tra i primi Paesi nel mondo nello sport, anche a fronte della fortissima concorrenza di realtà emergenti, come Cina e Asia: e invece se nell’economia siamo quaranteseiesimi su 126, qui su 204 siamo al 9° posto, davanti a molte nazioni che in passato ci precedevano, come la Francia. Il nostro marchio evidentemente è vincente. Mi piace sottolineare che è anche calata l’età media degli ori: dai 28,7 del 2004 a 26,5 dell’ultima edizione. Abbiamo chiuso con 28 medaglie e 13 quarti posti, che confermano il valore tecnico complessivo della nostra squadra, del lavoro delle Federazioni e dei nostri tecnici.

Come presidente del Coni quali sono stati i risultati degli atleti italiani che l’hanno sorpresa di più?
Tutte le medaglie conquistate mi hanno colpito. Non posso fare una classifica perché ogni vittoria, ogni piazzamento sul podio mi ha saputo regalare emozioni speciali. Sono fiero degli atleti azzurri, perché hanno rappresentato degnamente l’Italia agli occhi del mondo, offrendo un’immagine positiva sia sui campi di gara, con il loro comportamento, sia al di fuori delle competizioni, rafforzando il sentimento di appartenenza e di unità nazionale.

Come giudica l’arbitraggio ai Giochi di Pechino? Molte nostre squadre hanno protestato dichiarando di essere state penalizzate…
Non mi piace fare vittimismo, però su qualcosa non si può tacere. Ho sempre rispettato i verdetti arbitrali, ma non sono soddisfatto del trattamento riservato alle ragazze della ritmica. E guarda caso nella ginnastica abbiamo preso tre quarti posti. Non è stato fatto volutamente, ma qualcosa di strano sotto c’è e ha vanificato quattro anni di lavoro. Non voglio polemizzare con Grandi (Bruno Grandi, dal 1996 presidente della Federazione internazionale ginnastica, ndr), ma se lui dice di essere contento del suo sport, io dico che non sono contento di come è gestito. D’altra parte, non è una cosa nuova: in passato ci sono già stati giudici squalificati.

L’Italia conquista 28 medaglie a Pechino, 4 in meno di Atene. Colpa, si dice, dell’affacciarsi della nuova superpotenza dello sport: la Cina. Sarà così anche a Londra o pensa che il venir meno dell’effetto “Olimpiadi in casa” ridimensionerà gli atleti della Repubblica Popolare Cinese?
La Cina è una realtà, bisogna tenerne conto. Il loro numero di medaglie è cresciuto esponenzialmente, come era prevedibile. È chiaro che il fattore “casalingo” ha giocato un ruolo determinante nell’economia del consuntivo finale. Però è innegabile che anche a Londra si confermeranno su livelli eccelsi. E va letta con interesse la crescita della Gran Bretagna: sono convinto che i numeri di Pechino fanno da preludio a un nuovo incremento in vista della prossima edizione dei Giochi Olimpici.

Si è scritto: «Troppi soldi a federazioni che ai Giochi portano poche (o nessuna) medaglia, e troppo pochi a quelle che invece formano campioni olimpici». È d’accordo? Quale sarà la strategia dei finanziamenti del Coni nel prossimo quadriennio? Cambierà?
Il Coni ha già rivoluzionato il sistema dei finanziamenti. A novembre 2007 è stato approvato il nuovo sistema di allocazione dei contributi alle Federazioni sportive nazionali che si basa su cinque criteri: personale, uffici, attività sportiva, preparazione olimpica e alto livello, progetti speciali. Il nuovo sistema di contribuzione presenta una flessibilità annuale e può essere rivisto. Inoltre il range delle percentuali riguardanti gli aspetti sportivi e dei progetti può avere una percentuale variabile di anno in anno. È quindi evidente che i risultati ottenuti a Pechino incideranno nella distribuzione di tali risorse.

Le Olimpiadi di Pechino hanno aperto un nuovo fronte: il doping nella scherma italiana. Secondo la sua esperienza che impatto hanno queste notizie sull’opinione pubblica e sulle iscrizione dei ragazzi alle palestre?
Mi piace pensare che le emozioni più belle regalate dai nostri campioni cancellino le parentesi più deludenti e che siano loro a calamitare le attenzioni dei giovani. Tra i quali mi auguro prevalga lo spirito di emulazione per le vittorie e i modelli sani del nostro sport. Le pagine più tristi e deludenti vanno archiviate. Non sono preoccupato per i dati relativi alla pratica agonistica, semplicemente vorrei che si capisse quanto siano nocivi certi atteggiamenti e certi episodi. Non hanno nulla a che vedere con i principi che ci proponiamo di diffondere come Comitato olimpico.

Atlete georgiane e russe si abbracciano sul podio di Pechino mentre i politici litigano, o peggio, fanno la guerra. Che cosa può insegnare lo sport al mondo?
Lo sport aggrega, unisce, i Giochi olimpici simboleggiano fratellanza e non divisione. Lo sport insegna a sorridere e a stringere la mano al più forte, simboleggia rispetto e ambizione, apre il cuore al prossimo. L’episodio da lei citato è un’evidente conferma. Sono convinto che anche la Cina risentirà dell’influsso della manifestazione che ha ospitato, delle aperture ideologiche che ha messo in cantiere per favorire l’integrazione di tante culture diverse nel proprio tessuto sociale. Lo sport apre dei varchi, aiuta a vivere e a guardare il mondo con il sorriso. Spero che queste lezioni di sport, che sono lezioni di vita, contribuiscano a creare una società migliore.

10 settembre 2008

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