«Preghiamo per la risurrezione della Siria»

Vespri in rito armeno presieduti dal vescovo Zuppi. Monsignor Joseph Bazouzou: «Alle persone viene chiesto di rifiutare Gesù. Prepariamo la nostra gente a dare testimonianza con la vita» di Luca Pellegrini

«Preghiamo il Signore perché presto possa arrivare la risurrezione per la Siria». È l’esortazione del vescovo Matteo Zuppi in occasione dei vespri in rito armeno per la pace bel Paese mediorientale, domenica 6 aprile nella chiesa di San Nicola da Tolentino. Un ulteriore momento di vicinanza verso le tante persone che da più anni stanno soffrendo un conflitto violentissimo. «Gesù ci dice che se credi vedrai la gloria di Dio – ha aggiunto il vescovo citando il brano del Vangelo domenicale -. Noi siamo come Marta e Maria che chiedono al Signore di tirare fuori Lazzaro dal sepolcro. C’è un intero Paese che piange, ma noi crediamo che presto possa arrivare la risurrezione». Una parola, quest’ultima, risuonata più volta nel corso dell’incontro, intesa come la fine delle ostilità che stanno facendo vivere ai siriani «da troppo tempo una Quaresima terribile, che produce tanta sofferenza e paura».

La preghiera è stata dedicata alle tante vittime del conflitto siriano, ai cristiani armeni di Kessab e a coloro che sono stati rapiti dalle forze armate ribelli, i vescovi Boulos Yaziji e Gregorios Youhanna Ibrahim, padre Paolo Dall’Oglio e padre Michel Kayyal, appartente alla comunità armena e formatosi a Roma. «Preghiamo affinché tutti i prigionieri possano tornare a casa – ha detto monsignor Zuppi -. Dal 7 settembre abbiamo continuato a pregare per la Siria e ci saranno altri incontri fino al raggiungimento della risurrezione». La celebrazione, promossa dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese, dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni del Vicariato e dalla Comunità cattolica armena di Roma, è stata animata dal Pontificio Collegio Armeno, dal Pontificio Collegio Germanico-Ungarico, dal Collegio Maronita Mariamita Beata Maria Vergine, dal Collegio Antoniano Maronita di Sant’Isaia, dalla Comunità Melchita di Santa Maria in Cosmedin, dalla Comunità Siro Antiochena di Santa Maria in Campo Marzio e dal coro della parrocchia San Marco Evangelista al Campidoglio.

In conclusione è stato monsignor Joseph Bazouzou, già rettore del Pontificio collegio armeno e ora parroco ad Aleppo, intervenuto “a sorpesa” alla celebrazione, a offrire un quadro della situazione attuale in Siria, in particolare dei cristiani. «In questo periodo alle persone viene chiesto di rifiutare Gesù, bestemmiare contro Dio, altrimenti rischi la vita – ha raccontato -. In tanti sono stati perseguitati, ed era nostro dovere come Chiesa pensarci su. Gesù ci dice che chi avrà tenuto per sé la propria vita la perderà e noi stiamo meditando di trattare questo tema con le persone. Vogliamo preparare la nostra gente a dare la testimonianza con la vita, con il perdono e il dialogo, aprendoci noi agli altri con modestia e umiltà». In Siria, ha aggiunto, «ci sono 200 chiese danneggiate. Una, a Raqqa, è caduta in mano ai ribelli che hanno issato la bandiera nera, simbolo di Al Qaeda. Due settimane fa hanno lanciato un missile sulla cupola di una nostra chiesa ad Aleppo ma noi resistiamo perché la fede è forte. La gente ha la speranza e non vuole mollare e con i giovani sogniamo di andare alla Giornata mondiale della gioventù». Intanto si contano nel Paese più di 9 milioni di persone costrette a lasciare le loro case.

7 aprile 2014

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