Preghiera per le vittime dei viaggi verso l’Europa

Sarà il cardinale Antonio Maria Vegliò a presiedere, giovedì 21 a Santa Maria in Trastevere, la veglia ecumenica in memoria dei migranti deceduti mentre fuggivano da guerre, persecuzioni e malattie di Federica Cifelli

Giornata del rifugiato, a Roma la partita di calcio “Io ci sono”

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi, 20 giugno, la basilica di Santa Maria in Trastevere ospita domani, giovedì 21, alle 18.30, una veglia di preghiera ecumenica in memoria delle vittime dei viaggi verso l’Europa, a cui partecipano comunità e associazioni di immigrati, rifugiati e organizzazioni di volontariato. L’iniziativa, organizzata da Acli, Associazione Centro Astalli, Caritas italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Fondazione Migrantes, giunta alla quinta edizione, vuole ricordare i moltissimi uomini, donne e bambini che ancora oggi «lasciano la propria terra nella speranza di fuggire da guerra, persecuzioni, malattie, carestie, cercando di raggiungere un luogo dove costruire il proprio futuro». Come gli otto profughi dichiarati dispersi proprio ieri, alla vigilia della Giornata del rifugiato, nel canale di Otranto.

Il 2011, spiegano dalla Comunità di Sant’Egidio, ha registrato un record: «Il più alto numero di rifugiati nel mondo dall’inizio del secolo: 800mila persone». Per loro e per i tanti costretti a fuggire dai Paesi d’origine perché minacciati da diverse, gravi forme di violenza ha espresso preoccupazione Benedetto XVI, assicurando l’impegno della Santa Sede per il rispetto dei loro diritti. Di questa preoccupazione si farà portavoce, nella veglia di domani sera, il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, chiamato a presiedere la celebrazione.

«Non tutti i migranti – si legge in un comunicato diffuso della Comunità di Sant’Egidio – riescono ad arrivare alla meta: molti, nessuno sa quanti, non ce la fanno nemmeno a raggiungere le coste nordafricane perché muoiono nella lunga traversata del deserto. Altri trovano la morte nel Mediterraneo». All’Italia, nello scorso anno, è spettato il triste primato del numero di profughi morti durante il viaggio per raggiungere le sue coste: oltre 2.200 persone. «Sono uomini, donne e bambini in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni per le quali in molte parti del mondo ancora si muore. Sono esseri umani talmente disperati da rischiare di mettere a repentaglio la loro stessa vita pur di arrivare alle soglie della salvezza che l’Europa, per loro e per i loro figli, rappresenta».

Alla loro speranza è dedicata la veglia di preghiera, organizzata per il quinto anno consecutivo con l’obiettivo di non dimenticare la sofferenza ma anche la voglia di futuro «di chi cerca rifugio per non rassegnarsi alle tragedie ma per impegnarsi per un mondo più umano e giusto», sottolineano i promotori.

20 giugno 2012

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