Presepi, l’arte di fra Serafino
In mostra fino a domenica 8 gennaio a Santa Teresa d’Avila, in Corso d’Italia, oltre 52 opere dell’artista carmelitano di Giulia Rocchi
C’è «Pierino Sciuscià» che lustra le scarpe al Foro Boario di Roma. Ecco il mugnaio e il fabbro. L’osteria di una volta e le terrecotte in stile Della Robbia. E poi un vaso, una roccia, una conchiglia. Al centro di questi oggetti, e di questi luoghi, sempre la stessa scena: la nascita di Gesù. È la mostra dei presepi realizzati da fra Serafino Melchiorre, carmelitano nato 73 anni fa a Gioia del Colle (Bari). E divenuto ormai celebre. Dipinge, lavora il bronzo, la creta; le sue opere si trovano esposte in santuari e chiese di mezzo mondo. Fra Serafino preferisce però allestire presepi. Utilizza i materiali più vari, dal gesso al cartone e alla pietra. Quest’anno espone oltre 52 opere, che sarà possibile ammirare fino all’8 gennaio 2006. Come da undici anni a questa parte, l’esposizione è ospitata dalla parrocchia di Santa Teresa d’Avila, in Corso d’Italia 37. Una chiesa, quella del quartiere Pinciano, che tra l’altro vanta una sacrestia interamente affrescata da fra Serafino.
Il filo conduttore della mostra è l’adorazione dei Magi. Il titolo, non a caso, è un celebre versetto del Vangelo di Matteo: «Andiamo ad adorare il Signore». «Ho scelto questo tema – racconta il religioso – perché già Papa Benedetto XVI lo ha messo al centro della Giornata mondiale della Gioventù celebrata quest’anno a Colonia». Per i cristiani, aggiunge padre Agostino Cappelletti, parroco di Santa Teresa d’Avila, «il rapporto con Dio comporta sempre l’adorazione». Proprio per questo il presepe più grande della mostra, collocato in posizione centrale, è composto soltanto dai Re Magi e dalla Sacra Famiglia. Le statue sono di terracotta, alte più di un metro, costruite e dipinte da fra Serafino.
Ma l’artista carmelitano è celebre soprattutto per le scene della «Roma sparita». Angoli della capitale poco conosciuti, nel cuore del Ghetto o di Trastevere, che il carmelitano “scopre” andando per la città in cerca di soggetti per i suoi dipinti. Soggetti che naturalmente ripropone nei presepi. Non solo luoghi, ma anche mestieri antichi, rappresentati con personaggi animati. Si sente il rumore del martello che picchia sullo stivale, lo stridere leggero della ruota del torchio. All’interno di questi scenari di una volta sono rappresentati piccoli “presepi nel presepe”, con cui fra Serafino ricorda che «il Signore è sempre presente nella nostra vita quotidiana». I personaggi animati consentono di avvicinare all’arte del presepe anche i più piccini, affascinati da questo mondo in miniatura. La mostra, infatti, attira sempre scolaresche in gita, e non solo di Roma.
La novità di quest’anno sono alcuni presepi in maiolica. Tre vasi di terracotta costruiti a mano – quindi senza l’utilizzo del tornio – all’interno dei quali sono ricreate immagini della Natività nello stesso materiale. Per rendere ben visibile la scena, un lato dei vasi è stato rotto. Ma non si tratta semplicemente di un espediente artistico. La frattura, per il frate artista, «indica che la nascita di Gesù, che rompe la nostra quotidianità, rivoluziona le nostre esistenze».
E il religioso non è solo artista, ma anche collezionista. Nella mostra, infatti, c’è posto anche per tanti presepi in miniatura provenienti da tutto il mondo, raccolti dal carmelitano nel corso dei suoi viaggi da missionario. L’esposizione è stata inaugurata sabato 10 dicembre alla presenza di autorità ecclesiastiche e civili. Per rendere omaggio all’arte di fra Serafino si sono radunati il superiore generale dei Carmelitani Scalzi, padre Luigi Acrostico, il presidente del II Municipio, Antonio Saccone, fedeli e volontari che tanto si sono impegnati per preparare questo evento. La mostra è patrocinata della Presidenza del Consiglio, dalla Regione Lazio, dalla Provincia e dal Comune di Roma, dall’Ente Nazionale per il Turismo, e sostenuta da molti sponsor.
18 dicembre 2005