Santi Aquila e Priscilla

Quando la “pastorale dell’accoglienza” supplisce alla mancanza di luoghi di incontro: le proposte della comunità di Marconi di Gianluigi De Palo

«L’abbiamo voluta noi questa parrocchia, è l’unica al mondo dedicata a questi coniugi». Così, nel giugno 1972, Papa Paolo VI salutava il gruppo di bambini della comunità dei Santi Aquila e Priscilla nell’aula delle udienze in Vaticano. «La parrocchia – conferma don Antonio Fois, l’attuale parroco – nasce per volontà di Papa Montini che voleva dedicare le chiese intorno alla basilica di San Paolo ai collaboratori dell’Apostolo delle genti. Prima, nel quartiere esisteva solo una cappellina ricavata da due negozi presi in affitto». Oggi, Santi Aquila e Priscilla è un vero punto di riferimento per il quartiere Marconi. Sul suo territorio vivono circa 25mila abitanti, molti dei quali commercianti di origine ebraica. «Questa zona – continua don Antonio – è nata durante la speculazione edilizia degli anni ‘60. Qui abbiamo una delle più alte densità di abitanti di Roma e se negli anni ‘70 la parrocchia si trattava per lo più di coppie giovani, ora stiamo assistendo ad un progressivo invecchiamento della popolazione». Anche la conformazione del quartiere, poi, unito alla mancanza assoluta di spazi verdi e luoghi di aggregazione, non favorisce occasioni di incontro.

Per questo, sin dall’inizio del suo ministero, don Antonio ha lavorato molto su quella che lui stesso definisce «pastorale dell’accoglienza», affinché tutti possano sentirsi in famiglia. «Abbiamo cercato di creare un clima informale, trasformando la parrocchia in un punto di incontro dove le persone possono crescere non solamente dal punto di vista spirituale ma anche umano, cercando di farci carico anche del livello culturale della gente. Insomma, facciamo un po’ lo stesso lavoro che fecero i nostri Patroni quando annunciarono Gesù Cristo a gente concreta come i romani dell’epoca». Da qui la nascita, alcuni anni or sono, del centro culturale Paolo VI, che oltre ad aver fatto nascere una scuola di musica, un laboratorio teatrale e un piccolo centro letterario, gestisce la biblioteca frequentata nel pomeriggio da diversi studenti universitari.

La vicinanza di “Roma Tre” poi ha portato parecchi giovani, soprattutto del sud Italia, a trovare casa nelle vicinanze di viale Marconi e quindi a frequentare la parrocchia. Ne è nato un bel gruppo universitario che si è affiancato ai tre gruppi di giovani e giovanissimi: si incontra una volta a settimana per riflettere sulla Parola di Dio, a partire dal Vangelo della domenica successiva. Da qualche anno è partito anche un esperimento interessante con il gruppo delle giovani coppie che ogni anno si arricchisce di nuovi elementi grazie ai corsi prematrimoniali. «Lo scorso anno – raccontano alcuni ragazzi – abbiamo fatto lectio divina a partire dal Cantico dei Cantici; quest’anno invece leggiamo gli Atti degli Apostoli».

Il gruppo Scout Roma 135, che oggi fa parte dei Santi Aquila e Priscilla, è nato nel 1970 nella vicina parrocchia di Gesù Divino Lavoratore. Non essendoci ancora spazi disponibili, i primi giovani adattarono alla meglio i locali vuoti come sede. Attualmente conta un’ottantina di giovani attivamente inseriti nella vita della comunità parrocchiale. Come avviene anche per la Comunità di Sant’Egidio, che si riunisce il mercoledì sera, la Comunità Gesù Risorto, che fa riferimento alla spiritualità del Rinnovamento nello Spirito, e una Comunità Neocatecumenale. «La nostra – assicura il parroco – è una parrocchia che ama lo stare insieme e in cui i movimenti hanno il loro spazio, ma non diventano mai totalizzanti rispetto alla comunità».

Il centro intorno al quale tutti si ritrovano resta infatti la celebrazione eucaristica domenicale, che vede sempre una grande affluenza di persone. «La Messa in cui confluiscono tutti i gruppi – osserva il parroco – è quella delle 10.30, alla quale partecipano anche tanti bambini. Da quando ero viceparroco, per cercare di raccontare il Vangelo con la lingua del nostro tempo, ho cominciato a vedere i cartoni animati. Può sembrare una banalizzazione, ma alla fine sono riuscito a far comprendere concetti come la Trasfigurazione di Gesù anche attingendo da immagini che i bambini vedono in televisione».

Che la parrocchia stia attraversando un buon periodo lo conferma anche Simone, 20 anni del gruppo dei giovani: «Stiamo rinascendo. Ogni giorno mi accorgo che ci stiamo sviluppando al massimo delle nostre potenzialità». Gli fa eco Paola, catechista proveniente da Comunione e Liberazione: «Dobbiamo ringraziare don Antonio per aver trasformato questa parrocchia in una porta aperta al quartiere valorizzando l’operato di noi laici».

16 dicembre 2005

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