Priorità all’educazione

Le associazioni ecclesiali dopo il richiamo del Papa: l’importanza di una testimonianza coerente; il sostegno alle famiglie di Massimo Angeli

Preoccupano i segnali diffusi di malessere nella scuola, evidenziati ad esempio in quest’anno appena concluso da gravi episodi di bullismo, culminati nel suicidio di Matteo, il sedicenne figlio di immigrati filippini. Eventi ancora vivi nella coscienza del Paese. La scuola e la famiglia sembrano aver smarrito il senso del proprio ruolo, al punto che Benedetto XVI, nell’ultimo Convegno diocesano, aveva parlato di vera e propria «emergenza educativa».

«Ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria», aveva sottolineato il Pontefice nel suo discorso a San Giovanni in Laterano, spiegando come si tratti di un’emergenza inevitabile quando «in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo viene a mancare la luce della verità». Genitori troppo inclini a concentrarsi sui propri problemi, insegnanti spesso frustrati, giovani disorientati dalla molteplicità dei messaggi che li colpiscono: sono alcuni dei punti che spiegano la crisi in atto e che interpellano la comunità cristiana.

«L’aspetto fondamentale di questa crisi è la mancanza di adulti significativi – commenta Daniela Lombardi, presidente dell’Azione cattolica diocesana -. L’adulto è oggi alla ricerca di un continuo giovanilismo che gli impedisce di svolgere a dovere il proprio ruolo di educatore. In tema di trasmissione della fede questa incapacità è dovuta all’infantilismo religioso di troppi adulti. La fede non è vista come un cammino di crescita, ma come un qualcosa a cui attingere in determinati momenti». Da parte loro i giovani non sentono più il bisogno di contestare il mondo degli adulti, «si accontentano di vivere attimo per attimo, sommersi come sono da oggetti di consumo prima ancora che ne manifestino il desiderio». Quello di cui c’è bisogno, continua Lombardi, è «una “compagnia di amici affidabili”, cioè di cristiani radicati nel territorio che insieme lavorino per servire la Chiesa e la società. Da sola, anche la famiglia più in gamba è perdente, perché i giovani hanno bisogno di vedere che i loro genitori non sono soli a pensarla in un determinato modo».

Tra le proposte che l’Ac metterà in campo sin dal prossimo autunno, i cammini per i bambini di 4-5 anni, «perché già a quell’età è possibile fare un’utile esperienza comunitaria di fede e di valori». Una coerenza di vita e di fede è anche l’aspetto che pone in rilievo Lucia Rossi Castro, presidente della sezione romana dell’Associazione genitori (Age). «La fede, così come la coscienza civile, bisogna viverla e testimoniarla con fatti concreti. Se questo non succede, i genitori perdono la loro credibilità a tutto danno della crescita dei loro figli». Spazio ancora poco sfruttato è per l’Age il «momento magico» della catechesi ai bambini. «Una catechesi familiare in questa occasione può veramente aiutare le famiglie a recuperare il loro ruolo formativo – sostiene Rossi Castro -; trovo però che ci sia uno scarso entusiasmo, quasi un timore a occuparsi anche dei processi educativi». Da recuperare anche il ruolo dei nonni «che non possono essere solo dei baby-sitter, ma che devono diventare coprotagonisti del progetto educativo dei genitori».

«Oggi si sta sempre più perdendo il senso di alcuni valori fondamentali, come quello dell’onestà, del servizio, del rispetto degli altri, della partecipazione attiva alla vita politica intesa nel senso più alto della parola -interviene Antonio Zappi, presidente dell’associazione Famiglie Insieme -, e sta prendendo sempre più corpo l’indifferenza». Occorre, allora, abbandonare ogni forma di individualismo e aiutare le famiglie cristiane a «diventare l’espressione di una Chiesa che vive tra le case degli uomini, senza trascurare nessuno, nemmeno coloro che per qualsiasi motivo ne vivono lontani. Citando don Tonino Bello – continua -, nel mondo di oggi “l’audio” non basta; se nella vita della Chiesa funzionerà anche il “video”, il mondo crederà e Gesù Cristo diventerà compagno di viaggio di ogni uomo che viene in questo mondo».

Quanto alla scuola, «affinché recuperi la sua funzione è necessario passare da una scuola di Stato a una scuola realmente pubblica -sostiene Paolo Maria Floris, presidente delle Forum delle associazioni familiari del Lazio -: in pratica, abbandonare il monopolio dello Stato nell’educazione e favorire l’ingresso di altri soggetti pubblici, penso alle Regioni e alle Provincie, ma anche di associazioni di semplici cittadini». Bisogna poi che laici e sacerdoti «riflettano sui compiti della famiglia nell’ambito parrocchiale – prosegue Floris -, perché ci sono spazi dove le peculiarità della famiglia possono ancora portare dei benefici». Tra le proposte che il Forum andrà a realizzare, corsi di formazione sulla Dottrina sociale della Chiesa rivolti ai giovani «perché recuperino il desiderio di rendersi protagonisti nella vita sociale e politica del Paese».

15 luglio 2007

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