Pubblicato il Motu Proprio: i cardinali possono anticipare il conclave

È una delle novità più significative del documento che introduce alcune modifiche alla costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” circa l’elezione del Papa. Rafforzate norme per assicurare la riservatezza di F. Cif.

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Emanato il Motu Proprio del Papa che introduce alcune modifiche nelle procedure relative all’elezione del Pontefice. Ad annunciarlo ai giornalisti, questa mattina, 25 febbraio, nel consueto briefing il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. “Normas nonnullas”: questo il titolo del documento che introduce alcune modifiche alla costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996, che resta in vigore. La più significativa: la possibilità, per il collegio dei cardinali (tutti, quindi, compresi i non elettori), di anticipare la data d’inizio del conclave, nel caso in cui i membri siano tutti presenti o comunque sia stata ricevuta comunicazione della propria assenza, per malattia o altri motivi, da chi non è ancora presente. La data d’inizio sarà quindi decisa all’interno delle congregazioni generali (dove vige la regola della maggioranza assoluta), il cui avvio non è ancora deciso. «Probabilmente non nella prima – ha affermato padre Lombardi – forse servirà qualche giorno, bisogna avere pazienza»

Le modifiche contenute nel Motu Proprio, anche questo datato al 22 febbraio, come la “Universi Dominici Gregis”, sono state illustrate dal vicecamerlengo monsignor Pierluigi Celata, che ha illustrato anche le modalità dell’elezione. Per eleggere il nuovo Papa, ha spiegato, saranno necessari «almeno due terzi degli elettori presenti e votanti, cioè con esclusione, in caso di ballottaggio, dei voti dei due candidati». Confermata l’unica modalità di votazione ammessa già da Giovanni Paolo II, unicamente per scrutinium». «Nessun cardinale elettore – si precisa ancora nel testo – potrà escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto». Rispondendo alle domande dei giornalisti, monsignor Celata ha puntualizzato che un cardinale elettore ha la «libertà» di non partecipare, ma in tal caso «si autoesclude» dal Conclave: «Chi all’inizio si è autoescluso – ha affermato – non ha diritto di entrare. Se invece sta male e poi si sente meglio, ha diritto di entrare, e si inserisce nello stato in cui si trova l’elezione», che naturalmente non ricomincia da capo.

Il documento di Benedetto XVI, l’ultimo atto di governo, precisa anche le norme per la segretezza del conclave, stabilendo l’obiettivo prioritario di assicurare «la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l’elezione del Sommo Pontefice», al quale dovrà essere subordinata anche l’attività ordinaria degli uffici interni alla Città del Vaticano. In particolare, scrive ancora nel testo il Santo Padre, «si dovrà provvedere, anche con l’aiuto di prelati chierici di Camera, che i cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno durante il percorso dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano».

«Se una qualsiasi infrazione a questa norma venisse compiuta – si legge al n. 55 del Motu Proprio di oggi – gli autori di essa incorreranno nella pena della scomunica latae sententiae». «L’unica pena prevista è la scomunica», ha sottolineato monsignor Celata, precisando che tale pena non concerne i cardinali perché «il Papa ha fiducia in loro» e nel caso si regolerà «graviter onerata coscientia», cioè stabilendo «gravi pene» a suo insindacabile giudizio.

25 febbraio 2013

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