Quando il padre diventa “sconosciuto”
Una storia di Alzheimer, l’ultimo libro di Nicola Gardini, ma anche di rapporto padre-figlio, attraverso la narrazione in prima persona di territori in cui il familiare diventa straniero di Marco Testi
Lo sconosciuto di Nicola Gardini è la dimostrazione che le classificazioni per generi sono tutt’altro che nette e inequivocabili. Che il romanzo talvolta è anche biografia, e testimonianza di qualcosa che sarebbe difficile raccontare in una precisa e cristallina forma letteraria.
È una storia di Alzheimer, ma non indulge solo a considerazioni sulla malattia. Una storia di rapporto padre-figlio, ma anche una riflessione sull’evento destabilizzante della malattia. Anche biografia, ma nello stesso tempo narrazione in prima persona di territori di confine ed oltre, dove niente è più lo stesso, e il familiare diventa straniero, come “lo sconosciuto”, il padre-sconosciuto del romanzo.
L’ultima opera di Gardini è infatti la ricostruzione dell’arrivo dell’angelo nero del male, che si accanisce su un padre fino ad alienarlo e distruggerlo. Ma, e questo è il merito del romanzo, non vi è l’espediente della felicità interrotta, del paradiso perduto a causa di una malattia, ma anzi rappresenta il coraggio di ricostruire impietosamente una storia già compromessa: il rapporto tra un padre per certi versi indifferente e abulico e un figlio che cerca le vere radici di questo comportamento. E che scava dentro di sé per capire se è in lui l’errore, l’odio edipico, lo scontro mitico. Non è un libro tenero, perché la malattia, soprattutto del tipo Alzheimer, scava ancora di più dentro l’animo della gente, e non sempre produce speranza, rassegnazione, coraggio, cose facili da raccontare ma assai dure da vivere.
In alcuni punti Gardini esprime la voce del rifiuto consolatorio, quando nega quella che lui chiama “provvidenza” con la p minuscola, esprimendo così il punto di vista di quanti vedono negli eventi segni puramente materiali e casuali. Ma nel suo romanzo c’è tutta l’onestà intellettuale e affettiva di un uomo che cerca di capire la storia passata del padre – figura che avrebbe voluto demolire – e che quindi avrebbe dovuto gioire del male che si accaniva su di lui. Questa realizzazione di un desiderio di morte, invece che appagarlo, lo porta a scavare in profondità, fino a scoprire i segreti inquietanti di un uomo che sembra essere stato guidato dal caso più che dalla volontà.
Alla fine il padre che non lo voleva, che non lo ha mai amato, che maltrattava la madre, ridiviene il padre. Ma il senso ultimo del libro rimane incastonato dal titolo: il padre che era affettivamente un estraneo per il figlio, ora diviene lo sconosciuto per eccellenza, che parla un’altra e terremotata lingua, che conosce altri orizzonti e altri bisogni.
Un racconto duro e implacabile che tuttavia apre la porta alla comprensione della sofferenza, della crisi interiore che coglie chiunque si trovi a percorrere quel buio, e alla soluzione rappresentata dalla figura materna – davvero riuscita narrativamente e psicologicamente – che, dopo aver scoperto altre storie dolenti di tradimenti, decide di rimanere moglie e madre fino in fondo.
“Lo sconosciuto”, N. Gardini, Sironi, 186 p., 14 euro
24 novembre 2008