Quaranta e Casavola a confronto su “Etica e Costituzione”

A San Tommaso Moro l’incontro che ha avuto come protagonisti il presidente della Consulta e il presidente emerito della Corte costituzionale, dedicato alla nostra Carta, «la più bella e stimata del mondo» di Daniele Piccini

«La legge elettorale denominata “Porcellum” ci ha privato della cittadinanza. Questa è una finta democrazia. Il cittadino non fa che ratificare con la firma le decisioni delle oligarchie dei partiti. Non ci sono più cittadini. Dobbiamo imparare ad uscire dalle nostre tombe», tuona il presidente emerito della Corte costituzionale Francesco Paolo Casavola. «Quando si crea un conflitto di diritti costituzionali, come accade all’Ilva di Taranto, tra il diritto al lavoro e quello alla salute, la Corte costituzionale applica o il principio del bilanciamento, cercando di distribuire soddisfazione ad entrambi i diritti, oppure il principio di prevalenza, scegliendo di soddisfare il principio più meritevole», spiega il presidente della Consulta Alfonso Quaranta a una ragazza tarantina.

Rispondendo alle domande del pubblico, i due costituzionalisti, ospiti dell’incontro “Etica e Costituzione”, promosso venerdì 23 novembre dalla parrocchia San Tommaso Moro e moderato dall’amministratore parrocchiale, monsignor Andrea Celli, e dall’avvocato Giorgio D’Amato, passano la cronaca politica quotidiana al setaccio dei 139 articoli della Carta costituzionale, «la più bella e stimata di tutto il mondo», come la definisce il presidente Casavola. Il risultato è severo. «Guardando all’articolo 54, che prescrive “ai cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche” di “adempierle con disciplina ed onore”, il cittadino – risponde il presidente Quaranta ad un giovane che denuncia la distanza tra l’etica della Costituzione e i comportamenti dei politici – è colpevole rispetto all’onore dei rappresentanti delle istituzioni. La legge non può imporre buoni comportamenti, ma i cittadini hanno lo strumento delle elezioni».

«La nostra costituzione – spiega Casavola durante il suo excursus storico – è una sorta di parafrasi del Codice di Camaldoli, redatto nel 1943 da una cinquantina di cattolici, riuniti nel monastero della provincia di Arezzo. Anche al momento della creazione dell’Assemblea costituente i cattolici erano gli unici ad avere un cultura politica che li legittimava alla scrittura della Carta. Non così per i marxisti, né per i liberali, che non avevano grande presa sulla storia concreta del nostro Paese. Così, i presupposti culturali della costituzione sono i valori di solidarietà politica, sociale ed economica». Nella Costituzione francese del 1795, sottolinea, «la solidarietà era ancora una virtù, la “fraternità”. In un passaggio la Carta francese chiedeva addirittura di “fare agli altri il bene che si vorrebbe ricevere”. Ma le costituzioni recenti, come la nostra, sono tecnologicizzate. I nostri 12 articoli fondamentali abbandonano l’etica dei moti liberali e traducono l’etica civile in precetti tecnici».

Al presidente Quaranta il compito di ritrovare il filo conduttore etico negli articoli della Carta. «La nostra Costituzione è permeata di un’etica laica, non confessionale. Un patrimonio di valori che è parametro di giudizio per la legge. L’attività interpretativa della Corte costituzionale va infatti al di là del testo, per andare a quei principi che ne sono alla base». Nell’articolo 2 i diritti inviolabili dell’uomo, nell’articolo 3 la dignità della persona umana, nel 4 e nel 36 il diritto dovere al lavoro. Nell’articolo 6 la tutela delle minoranze. In 7, 8, e 19 la salvaguardia di quei valori etici che si esprimono nella religiosità. Nel 10 il diritto di asilo e nell’articolo 11 il ripudio della guerra, «un articolo in cui è facile individuare il principio etico, ma difficile trovarne la corretta interpretazione». Soprattutto ai giovani il presidente Quaranta affida quindi il compito di « approfondire la nostra Costituzione e ritrovare al suo interno tutti i principi etici che la permeano».

26 novembre 2012

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