Ospedali religiosi, è allarme per i tagli

Dopo la sforbiciata del 7% dei fondi regionali per il 2012, le strutture di cura private “classificate”, che offrono servizi gratuiti, annunciano la sospensione delle prestazioni differibili. 800 i posti di lavoro a rischio di Giulia Rocchi

Monsignor Manto: «Vicini a malati e lavoratori»

Blocco dell’erogazione di prestazioni sanitarie differibili. E ottocento posti di lavoro a rischio. Lanciano l’allarme gli ospedali cosiddetti «classificati» – dipendenti da ordini religiosi che svolgono attività no profit, equiparati dalla legge alle strutture pubbliche – dopo il taglio del 7% dei fondi regionali a loro destinati per il 2012. La sforbiciata è prevista dal dca 349/2012, noto come decreto Bondi, dal nome del commissario per la sanità nella Regione. E arriva alla fine di novembre, quando la maggior parte delle prestazioni sono state di fatto già erogate. Vengono così colpite alcune tra le strutture ospedaliere più grandi di Roma, che offrono ai cittadini servizi gratuiti: tra le altre, il Fatebenefratelli all’Isola Tiberina; il Fatebenefratelli San Pietro; il Madre Giuseppina Vannini – Figlie di San Camillo; l’Israelitico; il San Carlo di Nancy; il Cristo Re; il Regina Apostolorum.

In totale, gli ospedali «classificati» nella Capitale offrono 3.061 posti letto e danno lavoro a 8.850 persone, senza contare l’indotto, come le imprese di pulizie o di ristorazione. «Forse non tutti sanno che la “spending review” per le istituzioni sanitarie religiose no profit del Lazio è iniziata più di sei anni fa con la riduzione di oltre il 20 % dei finanziamenti», dichiara Michele Bellomo, presidente regionale di Aris Lazio (Associazione religiosa istituti socio-sanitari). «Noi siamo stati finora molto disponibili con la Regione, ma siamo stati sempre gli unici colpiti. E questa volta non siamo stati neppure interpellati». Non usa mezzi termini, Bellomo: questo ulteriore taglio del 7%, che arriva a fine anno porterà «conseguenze pesantissime». Ci sono «oltre 800 posti di lavoro a rischio, soprattutto tra medici e infermieri. Finora abbiamo fatto fronte ai vari problemi salvaguardando l’occupazione, ma questa volta non sarà più possibile». Inoltre, il taglio dei fondi costringerà le strutture ospedaliere a «sospendere le prestazioni» fino alla fine dell’anno. Con alcune eccezioni, sottolinea: «I malati oncologici, il settore materno-infantile, il pronto soccorso, il dipartimento di urgenza, la rianimazione, alcune aree vascolari e le terapie antalgiche». Ma per quanto riguarda le «prestazioni differibili», i cittadini dovranno aspettare il nuovo anno.

Niente visite specialistiche ambulatoriali, accertamenti diagnostici o interventi programmati come quello alla cataratta, tanto per fare un esempio. Gli ospedali «classificati», inoltre, sono gli unici a essere remunerati sulla base «delle prestazioni rese e con tariffari sostanzialmente invariati dal 1999 – nota Bellomo – e non certo a bilancio» come avviene per quelli pubblici. Perciò si annuncia battaglia: «Per il 2013 faremo ricorso alle autorità nazionali e se necessario alla Corte europea». Dal «commissario Bondi – attacca Carlo Cellucci, direttore generale del Fatebenefratelli – ci aspettavamo un intervento che andasse nel senso di ridurre gli sprechi e combattere le inefficienze. Invece ha tagliato sulle nostre strutture. Per i cittadini significa tempi di attesa più lunghi e maggiore difficoltà ad accedere alle prestazioni». Ciò dimostra, è il duro commento di Cellucci, «tutta l’arroganza della Pubblica amministrazione e quanto sia poco attenta all’erogazione di un servizio sanitario». Gli fa eco Marino Nonis, direttore sanitario del Cristo Re: «Più volte in questi giorni Monti ha detto che gli italiani meritano di essere trattati da adulti. Ecco, anche noi meritiamo di essere trattati da adulti, e quindi di venire coinvolti e interpellati».

Gli ospedali «classificati» non sono certo strutture inefficienti, anzi. Dati alla mano, il direttore generale dell’ospedale San Pietro Giovanni Roberti – che non esita a parlare del decreto Bondi come di un «provvedimento incredibile» – ricorda come i sette nosocomi in questione abbiano «la capacità di assorbire più del 50 % delle maternità della città di Roma». Non solo: ogni paziente dimesso costa al San Carlo di Nancy, ad esempio, poco più di 2.000 euro, e circa 1.800 euro all’Israelitico, contro i 5.600 euro del Forlanini e i quasi 5.000 del San Giovanni. Non solo. «Vantiamo dei crediti nei confronti della Regione che non ci sono mai stati pagati», ricorda Maura Moreschini, direttore sanitario del Vannini. E pensare che già nel 2010 Papa Benedetto XVI, incontrando gli amministratori locali, aveva detto loro a proposito degli ospedali religiosi: «Confido che, nonostante le persistenti difficoltà economiche, tali strutture possano essere adeguatamente sostenuto nel loro prezioso servizio». Un auspicio disatteso.

30 novembre 2012

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