Radio Vaticana: la visita del Papa per i 75 anni

Benedetto XVI nella sede di piazza Pia per il “compleanno” dell’emittente, all’insegna delle nuove tecnologie di R. S.

Trecentontattaquattro dipendenti, in maggioranza laici, tra cui 115 donne; 59 le nazionalità rappresentate; oltre 64 le ore di trasmissione al giorno; 45 le lingue utilizzate, tra cui trenta on line nel sito; venti i trasmettitori, 36 le antenne, otto i canali satellitari. Sono le cifre della Radio Vaticana, che per i suoi 75 anni accoglierà venerdì 3 marzo Benedetto XVI nella sede di piazza Pia, all’inizio di via della Conciliazione, a due passi da San Pietro. Un compleanno all’insegna delle nuove tecnologie, sempre più utilizzate dalla “radio del Papa”, e della multiculturalità, elemento centrale dell’emittente che irradia i suoi programmi in tutto il mondo.

Era il 12 febbraio 1931 quando la Radio Vaticana fu inaugurata da Pio XI con un discorso in latino. Il Pontefice aveva incaricato Guglielmo Marconi di costruire una stazione radio all’interno della Città del Vaticano per poter parlare ai cattolici di tutti i Paesi. Preziosa fu la funzione dell’emittente durante la seconda guerra mondiale, quando i nazisti si erano proposti di ridurla al silenzio; per volere di Pio XII nacque nel 1940 un apposito ufficio, per lanciare appelli e informazioni al fine di rintracciare civili e militari dispersi e inviare messaggi ai prigionieri da parte delle loro famiglie.

Di tempo ne è passato, ma la missione resta «attualissima», ha sottolineato nei giorni scorsi il direttore generale padre Federico Lombardi, gesuita, nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. Trasformata la parte operativa, con l’apporto delle nuove tecnologie, è tuttavia stata conservata l’intera gamma delle opportunità di diffusione, visto che le onde corte sono ancora adatte per le trasmissioni verso Cina, Viet Nam, India, Africa; in molti Paesi la radio resta ancora il mezzo «più capace di penetrazione capillare ed efficace». In crescita il numero di emittenti che in tutto il pianeta ripropongono i programmi della Radio Vaticana nella propria lingua: nel 2005 hanno superato nettamente il migliaio.

Da parte sua, il direttore dei programmi, il gesuita polacco padre Andrzej Koprowski, ha parlato di «comunicazione orizzontale» tra la direzione e i diversi programmi, per «garantire» quella «base comune» di informazioni e di riflessione «su cui poggiano le nostre trasmissioni». Ed ha inoltre definito l’emittente vaticana «un laboratorio culturale e giornalistico veramente singolare nel panorama dei mezzi di comunicazione, con un occhio attento ai bisogni delle rispettive Chiese particolari».

Potenziati negli ultimi anni l’attività nella zona di Roma – con il canale “One-o-five Live”, esperienza nata dal Giubileo – e l’investimento sul web, con il sito internet. Ma la tradizione tiene forte: alludiamo al Radiogiornale in lingua italiana delle 14, la più antica testata informativa dell’emittente, fondata nel 1957. L’unico tra i notiziari targati Radio Vaticana ad avere una versione a stampa, il «Bollettino», consultabile e scaricabile dal sito internet.

26 febbraio 2006

Potrebbe piacerti anche