Ragione e religione al servizio dell’uomo
L’ultimo appuntamento del ciclo ospitato dal Palazzo Lateranense sulle “Letture teologiche” del Pontefice è stato dedicato all’intervento tenuto da Benedetto XVI alla Westminster Hall nel 2010 di Daniele Piccini
Quale posto mantiene, oggi, il credo religioso nel processo politico? Cosa dare a Cesare e cosa a Dio? Sulle domande poste da Papa Benedetto XVI alle autorità civili inglesi, durante il suo discorso presso la Westminster Hall (settembre 2010), ha cercato di riflettere la terza e ultima delle “Letture teologiche”, incontri culturali promossi dall’Ufficio per la pastorale universitaria presso il Palazzo Lateranense.
Il titolo della relazione del vescovo Mario Toso, segretario del pontificio Consiglio della giustizia e della pace, suona come un rigoroso tentativo di risposta: “Risemantizzare la democrazia al servizio dello sviluppo integrale dell’uomo”. «La democrazia moderna proclama di vivere secondo una laicità naturale – ha diagnosticato il presule – in realtà, imponendo tutti i valori, si autocondanna al relativismo etico. L’«uscita di sicurezza» offerta da Benedetto XVI consiste nel ripristino di una ragione pratica, che riconosca l’ordine morale e inviti a conformarvisi. «Solo recuperando la legge morale naturale, cosa di cui la ragione è di per sé capace, la democrazia può rendersi sensibile al telos umano, sintetizzabile nella vita retta della moltitudine e nella sua stabilità».
Ragione e religione possono così rendersi un reciproco servizio: «La religione ha una funzione “correttiva” – ha spiegato monsignor Toso – cioè aiuta la ragione purificandola e illuminandola nella scoperta e nella formulazione corretta dei principi morali oggettivi. La ragione mette in guardia la religione dai pericoli del settarismo e del fondamentalismo».
Il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi, ha sottolineato il rigore dell’argomentare di Benedetto XVI e la distinzione tra secolarizzazione e secolarismo: «Mentre la secolarizzazione ha avuto il merito di generare la cultura laica moderna, separando la sfera politica da quella religiosa, oggi il secolarismo tenta di annullare del tutto la sfera religiosa. Il discorso di Benedetto XVI allora non è solo una riflessione intellettuale, quanto piuttosto un invito ad agire: fornisce infatti indicazioni per operare bene. Per chi fa politica il discorso alla Westminster Hall ha molti più contenuti di tanti trattati di politologia».
Le riflessioni di Antonio Marzano, attuale presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro ed ex ministro, sono scaturite dalla sua più che decennale esperienza politica: «Il profitto per il profitto in economia, il potere per il potere nella politica, sono degenerazioni morali da cui Benedetto XVI intende metterci in guardia. Una simile politica, contro il benessere collettivo, è destinata a diventare regime, dittatura. La ricetta che il Pontefice suggerisce è una sinergia tra ragione e fede che consenta una secolarizzazione “non chiusa”, che sia efficace per il progresso dell’umanità. Solo l’unione delle due intelligenze può darci un po’ di chiarore nell’oscurità della vita di questo “secolo”».
Monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale universitaria, nel tirare le conclusioni dell’incontro di giovedì e dell’intero ciclo di “Letture teologiche” su “I grandi discorsi di Benedetto XVI”, ha ricordato il compito civile dei cristiani, cui è affidata «una grande responsabilità per una grande avventura. Il cristianesimo infatti – ha concluso – si trova in un momento della storia in cui è chiamato a dare il meglio di sé».
7 febbraio 2011