Realismo e sarcasmo nel nuovo Virzì

“Tutti i santi giorni” racconta la quotidianità di una fiaba d’amore alimentata dal realismo contemporaneo. Nonostante «qualche coloritura di troppo», gli affetti rimangono in primo piano di Massimo Giraldi

Sono in molti a considerare Paolo Virzì uno degli eredi più credibili e autentici della commedia italiana, il genere per eccellenza del nostro cinema. Ricordiamo, tra gli altri, «Ferie d’agosto» (1995), «Baci e abbracci» (1999), «Caterina va in città» (2003). Il punto di partenza può essere quello che ha dichiarato anche in quest’occasione: «Mi interessa mettere il naso nelle vite degli altri. Soprattutto perché rappresentano il giacimento più ricco di storie per il cinema». Il nuovo film del regista livornese è «Tutti i santi giorni». Titolo bivalente: a livello popolare, indica il ripetersi inesorabile e monotono di una stessa azione; a livello figurativo, racconta la lievità che bisogna preparare per vivere al meglio la quotidianità.

Ecco i due protagonisti del film. Guido è di carattere timido e riservato, ha una profonda passione per la cultura latina classica, che avrebbe potuto aprirgli una carriera accademica. Ma ha rinunciato per fare il portiere di notte in un grande albergo: in quelle ore di tranquillità e silenzio può coltivare le materie predilette. Antonia è irrequieta, facile all’arrabbiatura, appassionata di canzoni. Poco dopo che Guido è tornato a casa, lei esce e va al lavoro in un autonoleggio all’aeroporto. La sera canta in piccoli locali brani da lei stessa composti in lingua inglese. È in queste occasioni che scatta la differenza. Il pubblico è volgare, distratto, rumoroso. Quando Guido si ribella e chiede rispetto per chi si esibisce, va a finire male, pugni e botte.

Ma va bene, perché Guido e Antonia si amano. Qualcosa cambia quando il pensiero di avere un figlio si fa ostinato e la mancanza di risultati porta preoccupazione. Bisogna ricorrere ai medici, il primo un ginecologo cattolico che viene da lei respinto con sufficienza; poi un ospedale pubblico dove la dottoressa è «simpatica», offre consigli moderni e svelti. Ma il risultato non cambia: niente gravidanza. Ha ragione Virzì quando dice: «Mi sembra di poter immaginare dietro quei tentativi infruttuosi di procreare, due persone alle prese con un’autentica e toccante storia d’amore».

L’unione tra Guido e Antonia subisce contraccolpi, i due si allontanano, ma il sentimento forte li riporta insieme, più solido di ogni avversità. E può anche concludersi con il matrimonio. Una fiaba, si può dire, che attraversa il realismo contemporaneo, dentro durezze, ruvidezze, cinismo. Un’Italia che forse bisogna amare nonostante tutto. E un film che si può vedere, anche se Virzì non rinuncia a punteggiare il racconto con qualche coloritura di troppo, con passaggi dispersivi e battute un po’ velenose. In un’ottica che però lascia in primo piano gli affetti, il rispetto, il valore della coppia.

16 ottobre 2012

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