Reati in calo, ma sale l’insicurezza
Anche l’economia fra i temi dell’annuale rapporto Istat, secondo cui è basso il “benessere percepito”. Pesano i costi per la casa di Mariaelena Finessi
Roma sempre più in mano agli stranieri. Roma, per questo, sempre più violenta. Così i giornali e la tv hanno descritto la Capitale negli ultimi mesi. A partire dall’assassinio di Giovanna Reggiani, la città è stata spesso dipinta a tinte fosche. Eppure, stando al rapporto annuale dell’Istat, presentato il 28 maggio nella sede di Montecitorio, dagli inizi degli anni Novanta alcuni tipi di reato commessi in Italia dagli stranieri, soprattutto regolari, sono diminuiti. Gli omicidi innanzitutto ma anche i furti di auto e nelle case.
Solo un terzo dei reati violenti è commesso da stranieri: si va dal 39 per cento dei denunciati per violenze sessuali al 36 per cento degli omicidi consumati e al 27 per cento dei denunciati per lesioni dolose. C’è però una differenza tra stranieri reagolari e irregolari. Nel periodo 2004-2006 la quota di irregolari sugli autori denunciati per omicidio volontario, per esempio, sfiora il 72 per cento.
«Nell’opinione pubblica – spiega Giovanni Alfredo Barbieri, curatore del rapporto – è diffusa la percezione di un aumento del senso di insicurezza dei cittadini ma più che dalla gravità dei reati questo dipende dalla loro visibilità». Come a dire che le ragioni della paura, e le responsabilità della sua diffusione, vanno cercate altrove.
Il rapporto elaborato dall’istituto statistico analizza, ovviamente, anche altri aspetti del Paese. Economici, innanzitutto. E così si appura che dal 2005 al 2007 l’Italia ha registrato una performance positiva per quanto riguarda le esportazioni (+19,6%). Una percentuale che contempla al suo interno i dati delle regioni più virtuose, come la Valle d’Aosta (+47,6%) o la Calabria (+30,1%) ad esempio, e quelli delle regioni più in affanno, proprio come il Lazio, che si ferma ad un +7,6%.
Per quanto riguarda l’offerta del lavoro, l’Istat parla di un aumento a livello nazionale dello 0,3% rispetto al 2007 (66mila persone), un incremento che ha interessato soprattutto gli stranieri, e in misura analoga gli uomini e le donne, anche se queste ultime continuano ad essere penalizzate da un minor reddito rispetto ai primi. Notizia positiva è pure la disoccupazione che scende, nonostante questo non abbia significato un effettivo restringimento del divario tra il Mezzogiorno e il Nord. Anomalia tutta italiana: i primi strumenti per la selezione del personale restano la conoscenza diretta e la segnalazione. Scarso successo quindi, specie al Centro e al Sud, delle agenzie per il lavoro.
Passando alle condizioni economiche delle famiglie, il 2007 annovera una crescita del potere d’acquisto (+1%) e una maggiorazione degli assegni familiari (+18,9%). Tuttavia sulle disponibilità effettive ha inciso negativamente l’aumento dell’imposizione fiscale (+8,6%) e la crescita della spesa per la casa, i trasporti e l’energia, che ha limitato in finale i risparmi (-0,3%). In particolare, a pesare di più sono gli affitti e i mutui, che riguardano il 18,2% della popolazione italiana, quella più povera. Ancora una volta il dato non è univoco: rispetto a Bolzano, dove il reddito (esclusi i fitti) è di circa 32mila euro annui, nel Lazio le entrate si riducono a circa 29mila euro e addirittura a 20mila in Sicilia. Più in generale, coloro che risiedono nelle aree metropolitane come Roma vivono il disagio maggiore tanto che il 15% delle famiglie dichiara di arrivare con difficoltà a fine mese.
A tirare le somme, come si vive in Italia? «Il concetto di benessere – spiegano all’Istat – è frequentemente associato alla disponibilità di reddito e alla classe sociale di appartenenza ma, negli ultimi tempi, si ricorre anche all’analisi di fattori psicologici». Il cosiddetto “benessere percepito”, che nel Lazio, tra le regioni del centro-nord, è ai i livelli più bassi, avvicinandosi alla situazione rappresentata nel mezzogiorno. In questa regione l’aspetto più problematico è quello della salute con una quota di “molto soddisfatti” che è solo del 13,8% a fronte del 17,9% del dato nazionale.
28 maggio 2008