Rebora e la poesia cantabile

Un’immersione nei segreti che portarono l’autore alla scelta del silenzio e a penitenze che mai avrebbe immaginato di Marco Testi

Per molti Clemente Rebora rappresenta ancora un mistero: come ha fatto uno dei poeti alla base della lirica italiana del Novecento a lasciare tutto e a sparire al mondo? Cosa ha portato l’autore dei fondamentali «Frammenti lirici» a scegliere il silenzio? L’edizione dei «Canti dell’infermità» è servita certamente a fare luce sulla sua storia umana e poetica, ma rimaneva inesausta la domanda del perché la separazione, «il patire e morire oscuramente» di un uomo che stava attraversando come tanti le contraddizioni di una Italia dilaniata dai contrasti sociali, politici e religiosi. Questo «Il tuo natale, poesie, lettere pagine di diario e inediti» pubblicato da «Interlinea» contribuisce a entrare, non a risolvere l’enigma, per il semplice motivo che la sua chiave risiede altrove che non nelle spiegazioni razionali e analitiche. Ma qui è possibile compiere una straordinaria immersione nei segreti del Rebora del dopo, dentro gli spazi e il tempo della scelta che lo portò in sagrestie, in saloni e refettori di collegio, in stanze anguste, in penitenze e mortificazioni che mai avrebbe immaginato un giovane della generazione vociana, votata all’impeto e all’assalto contro i mali del mondo. Certo che vi è assonanza tra la lotta laica di un Prezzolini e quella di Rebora, perché alla base c’è il medesimo ineludibile dettato interiore. Di questo libro, incentrato su poesie edite, commenti e pagine di diario in parte inedite, con il filo comune del Natale, colpisce soprattutto il cambiamento di registro: ora la poesia è tutta spiegata verso la facilità cantabile, la filastrocca, la semplicità rivolte a dei giovani convittori del collegio Mellerio-Rosmini di Domodossola, perché, scrive l’antico poeta, «la ricerca di quest’ultima (l’arte sacra, ndr) tra le linee terrene, costituisce tutta la grandezza e la nobiltà e l’eccellenza dell’autentica arte cristiana». Colpisce in ognuna di queste pagine la rinuncia alla sirena della poesia profana, come la chiamava lui, che lo accomuna ai grandi che questa rinuncia hanno compiuto o di cui hanno parlato, da Rimbaud a Campana, da Ungaretti ad Hermann Broch fino al Coetzee di Elisabeth Costello.

«Il tuo natale. Poesie, lettere, pagine di diario e inediti», C. Rebora, 10 euro

15 gennaio 2006

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