Riconciliare i generi e le generazioni
È il contributo virtuoso dei cattolici italiani a quella architettura della famiglia che è un bene essenziale per la comunità, per la società e per lo Stato democratico. Talvolta, persino, a loro insaputa… di Domenico Delle Foglie (Agenzia Sir)
La sabbia e la roccia. La sabbia che scivola fra le dita e la roccia sulla quale si può costruire. È felice la scelta del cardinale Angelo Bagnasco per descrivere la crisi dell’umano e della famiglia, per indicare la via d’uscita da quella stessa crisi. Ma ci vuole anche una grande dose di coraggio intellettuale per indicare, senza sconti, l’orizzonte culturale, sociale, antropologico che sta svuotando di senso la differenza tra uomo e donna, sta producendo un’assuefazione progressiva alla teoria dell’equivalenza dei generi a scapito della ricchezza insostituibile della differenza. Dire ai cattolici italiani, ma anche a quella parte dell’opinione pubblica italiana ormai assuefatta alla prospettiva della uguaglianza senza distinzioni, che la comunità cristiana continuerà a fronteggiare con dignità e consapevolezza, ma senza arroganze, la teoria del gender anche nelle sue ricadute legislative (unioni omosessuali e legge contro l’omofobia)… ebbene questo vuol dire amare l’umano che è custodito gelosamente dalla famiglia e dal matrimonio.
Ma, al tempo stesso, esprime un amore che non è solo dei cattolici. Anzi, è di tutto un popolo che il calore della famiglia lo sperimenta; da quel calore ricava certezze esistenziali, a quel calore porta ogni giorno un piccolo contributo di energia, in quel calore matura la ricchezza delle personalità individuali e delle relazioni, attraverso quel calore impara ad assumersi responsabilità che si rivelano presto un vantaggio sociale. Affermare tutto questo comporta la consapevolezza di remare controcorrente sul piano culturale, su quello sociale e, infine, politico, soprattutto nel suo riflesso legislativo. E comporta anche la scelta di ripercorrere la strada della riconciliazione tra i generi attraverso «la roccia della differenza», perché l’essere uomo e l’essere donna non vengano polverizzati «in un indistinto egualitarismo che cancella la differenza sessuale e quella generazionale, eliminando ogni possibilità di essere padre e madre, figlio e figlia». Il presidente della Cei, forte anche del richiamo di Papa Francesco alla riconsiderazione del ruolo degli anziani, dei bambini e dei giovani, individua una prospettiva di impegno che va abbracciata dai cattolici con rigore intellettuale, con generosità operativa, con creatività sociale.
Si tratta, infatti, di operare una tempestiva riconciliazione tra generazioni che contesti apertamente quella «segregazione generazionale» che ammorba la relazione fra adulti e giovani, quasi che davvero non si abbia nulla più da dirsi e da darsi. La questione appare così in tutta la sua evidenza educativa. Non sarà possibile per i cattolici italiani piegarsi alla logica della indifferenza tra le generazioni, ma sarà una loro cura creare ponti e spazi di dialogo. Con la tenacia e la dedizione che i cattolici sanno mettere in campo quando prendono coscienza della sfida storica portata alla capacità dell’uomo di creare relazioni e attraverso queste di costruire comunità. E la prima comunità guarda caso è proprio la famiglia, di cui la relazione è pilastro fondativo.
Una doppia riconciliazione è, dunque, davanti a noi tutti. La riconciliazione fra i generi attraverso la centralità della differenza tra uomo e donna, tra maschile e femminile. Una riconciliazione fra generazioni che rifiuti la cultura dello scarto umano (anziani e giovani) e sposi la famiglia come lo spazio delle “grandi differenze” (età, sesso, cultura e storia) che vivono di reciprocità. Una doppia riconciliazione che costituirà il contributo virtuoso dei cattolici italiani a quella architettura della famiglia che è un bene essenziale per la comunità, per la società. E persino per lo Stato democratico. Talvolta, persino, a loro insaputa…
13 settembre 2013