Rifugiati, accordo tra Viminale e Campidoglio

Più strutture integrate e collegate fra loro sul territorio capitolino per l’accoglienza dei cittadini titolari di protezione internazionale e richiedenti asilo, grazie a una rete di servizi condivisi ed omogenei tra loro di Cristian Glori

Più strutture integrate e collegate fra loro sul territorio capitolino per l’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo, grazie ad una rete di servizi condivisi ed omogenei tra loro. È quanto si propone l’accordo sottoscritto ieri (27 gennaio 2011) al Viminale tra il Ministero dell’Interno e Roma Capitale. Il Ministero dell’Interno, si legge in una nota congiunta dei due enti, condivide le istanze dell’amministrazione capitolina sulla necessità di dotare Roma di un nuovo welfare dedicato ai rifugiati e ai richiedenti asilo che possa dare riposte certe alle nuove esigenze sociali presenti in città.

L’accordo, siglato dal ministro Roberto Maroni e dal sindaco Gianni Alemanno, «permette a Roma Capitale di ridisegnare il proprio sistema d’accoglienza rendendolo più efficace ed efficiente favorendo di fatto i percorsi verso l’autonomia sociale delle persone accolte e velocizzando al contempo gli ingressi nei centri e le successive uscite grazie ad una rete di sistemi condivisi».

Attualmente Roma dispone del centro polifunzionale “Enea” che ospita 400 persone e di 22 strutture dedicate all’assistenza dei cittadini titolari di protezione internazionale che hanno però tra loro una forte discrasia in termini di costi e di accoglienza fornita. I 22 centri danno accoglienza a oltre 1.360 persone (circa il 50% dell’interna disponibilità dello Sprar – Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati), hanno una lista d’attesa per nuovi ingressi in accoglienza che si aggira sulle 1.200 unità, con tempi medi d’accesso di circa 6 mesi.

Una situazione che, nei mesi scorsi, ha generato malcontento in diverse organizzazioni del terzo settore che gestiscono centri di accoglienza convenzionati con l’amministrazione comunale attraverso lo Sprar. La denuncia era partita da padre Giovanni La Manna del Centro Astalli e da don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco, che lamentavano una disparità di trattamento rispetto al Centro Enea, struttura convenzionata direttamente con il Viminale che riceveva “rette” superiori di quattro volte agli altri enti.

Obiettivo del nuovo accordo, spiega infatti la nota, «è quello di razionalizzare, armonizzare e rendere coerente un sistema fino a oggi farraginoso che ha creato disparità di trattamento tra le persone accolte e una sperequazione in termini sia economici che di servizi».

28 gennaio 2011

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