“Il discorso del re”, intenso e incisivo

La balbuzie di Giorgio VI d’Inghilterra e la sua amicizia con il logopedista Lionel, al centro del film candidato a 12 premi Oscar e già vincitore di numerosi riconoscimenti di Massimo Giraldi

Sono state rese note nei giorni scorsi le candidature per i premi Oscar, che saranno assegnati alla fine del mese prossimo. Il candidato designato dal cinema italiano, “La prima cosa bella” di Paolo Virzì, non è stato inserito nella cinquina finale. Tra i titoli che si sono conquistati un rilevante numero di nomination c’è “Il discorso del Re”, già vincitore di numerosi premi, dal Festival di Toronto ai Golden Globe. La verifica sul valore del film può essere fatta subito, perché è in uscita in questo fine settimana nelle sale.

Lo scenario ci porta nell’Inghilterra degli anni ’30. Re Giorgio V muore nel proprio letto, lasciando due figli maschi. La successione è quindi ovvia e naturale: familiari e collaboratori si inchinano subito di fronte al figlio maggiore, già designato come Edoardo VII. Il regno di quest’ultimo tuttavia dura poco. Fermamente deciso a non interrompere la relazione con l’americana divorziata Wally Simpson, Edoardo dopo poco tempo preferisce abdicare, e lasciare il trono al fratello. Il nuovo sovrano, re Giorgio VI, soffre di una forma debilitante di balbuzie, che gli ha sempre impedito di parlare in pubblico. La moglie Elisabetta lo convince a farsi curare da Lionel Logue, un logopedista eccentrico, che usa metodi poco ortodossi. Le visite si susseguono all’insegna della tensione. Nel frattempo l’Inghilterra è entrata in guerra con la Germania, e arriva il momento per il re di tenere un discorso via radio alla nazione. Con Lionel a fianco, Giorgio riesce a comunicare la fiducia necessaria per affrontare il conflitto.

Si potrebbe dire che “Il discorso del Re” è un film dagli impeccabili connotati anglosassoni. Siamo nell’ambito di quella misura descrittiva che sa di perfezionismo ma non diventa maniera. La ricostruzione d’epoca è esemplare, caratteri e comportamenti adeguati al momento. Al centro di tutto il rapporto tra il re e Lionel, ossia tra Sua Maestà e un borghese qualunque, forse nemmeno laureato nella sua materia. Giorgio deve vincere impacci non da poco per mettersi al livello del suo tutore, pensare non solo a se stesso ma al popolo, che si aspetta da lui parole elevate. Di tutto questo il copione fa materia per un dramma intenso e sfaccettato, non esente tuttavia da punte di umorismo, e convergente su una reciproca stima, che diventa amicizia e rispetto.

Nel ruolo di Giorgio VI c’è Colin Firth, candidato all’Oscar come attore protagonista; in quelli di Lionel c’è Geoffrey Rush, straordinario interprete australiano. Attori naturali, incisivi. Film intenso di sentimenti e passioni sincere. Da vedere, se possibile, anche in versione originale. Vale più di tante lezioni di lingua inglese.

31 gennaio 2011

Potrebbe piacerti anche