Roma abbraccia i profughi di Lampedusa
Arrivati i primi sopravvisuti alla tragedia del 3 ottobre, accolti in una struttura religiosa. Attivato un conto di solidarietà. Marino: «Problema europeo». Impagliazzo (Sant’Egidio): «Buona notizia ma non basta» di F. Cif.
Sono sbarcati all’aeroporto di Fiumicino ieri, martedì 12 novembre, alle 13, gli 89 superstiti del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre scorso che saranno accolti in una struttura religiosa della Capitale. Ad accoglierli, il sindaco Ignazio Marino e l’assessore al Sostegno sociale e sussidiarietà Rita Cutini, che hanno consegnato loro una lettera di benvenuto in italiano e in tigrino. Riservata per il momento, per ragioni di privacy, la destinazione dei migranti, tutti eritrei adulti, che sono stati accompagnati in pullman al centro di accoglienza che li ospiterà. L’unica informazione ufficiale è che verranno accolti tutti insieme, «perché la tragedia li ha uniti», in una delle strutture del sistema Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati). Quanto ai costi, si parla di 35 euro al giorno per ogni rifugiato, finanziati per l’80% dal ministero dell’Interno e per la parte restante da Roma Capitale.
«La accogliamo come accoglieremmo un fratello. Perché così noi la consideriamo – si legge nel testo della lettera consegnata a ciascuno dei migranti arrivati a Roma -. Un fratello che in un momento drammatico della propria vita ha bisogno dell’aiuto dei suoi fratelli lontani, che sono pronti a offrire ospitalità e solidarietà umana». A dimostrarlo, un’accoglienza che «non è un atto dimostrativo né una manifestazione di buonismo – ha chiarito poi Marino incontrando i giornalisti in Campidoglio – ma l’espressione del nuovo percorso che Roma Capitale intende adottare nell’affrontare il problema della migrazione, che non è un fenomeno italiano o europeo, ma planetario».
Roma, dunque, Capitale dell’accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. «Fin da subito – ha ricordato il primo cittadino – avevamo offerto assistenza. Questa mattina, dopo alcune settimane di lavoro, siamo riusciti a far giungere a Roma il primo gruppo di sopravvissuti». E la città li accoglie «con l’intenzione di offrire loro non solo ospitalità ma una nuova opportunità di vita». Forte della solidarietà dimostrata spontaneamente da tanti cittadini che hanno risposto spontaneamente all’appello del Campidoglio. «Chi ha offerto accoglienza in casa, chi un lavoro», come hanno fatto la Comunità ebraica di Roma e numerosi professionisti privati. «Una risposta eccezionale», l’ha definita l’assessore Cutini, che ha spinto Roma Capitale ad attivare un conto corrente per la raccolta delle donazioni a favore delle vittime del naufragio. I contributi versati sul conto (Iban IT31Z0200805117000102873926), intestato a Roma Capitale, saranno utilizzati per finanziare diversi progetti che i donatori possono scegliere, indicando nella causale del versamento i rispettivi codici: 01 per la sanità, 02 per la dotazione di vestiario, 03 inserimento al lavoro, 04 formazione, 05 educazione civica, 06 destinazione generica. L’attivazione del conto corrente viene ricordata con un messaggio preregistrato al telefono del contact center capitolino, lo 060606. A gestire i fondi raccolti poi sarà il dipartimento Promozione dei servizi sociali e della salute, sul cui sito sarà attivato un contatore delle offerte pervenute.
Il periodo di permanenza dei profughi nella Capitale durerà dai 6 ai 12 mesi. «Ora – ha aggiunto l’assessore Cutini – attendiamo anche tutti gli altri». Intanto già lo scorso 6 novembre erano arrivati, sempre dalla Sicilia, altri 80 rifugiati, superstiti di un altro sbarco, accolti nella zona di Torre Maura. L’accoglienza di queste persone, per Ignazio Marino, «indica un nuovo percorso per questa città. La Bossi Fini non è il tipo di legge con cui possiamo affrontare una sfida epocale come questa». Non accogliere «significa non governare il fenomeno dell’immigrazione». Ne è convinto il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, che dichiara: «L’arrivo a Roma dei primi superstiti del naufragio di Lampedusa è una buona notizia ma di per sé non è sufficiente ad assolvere al dovere di solidarietà e accoglienza che l’intera comunità nazionale deve avvertire nei confronti di quanti, e sono migliaia, fuggono da guerre e carestie sperando di trovare in Europa migliori condizioni di vita per sé e per i loro cari». Tanto più che, dopo la tragedia del 3 ottobre, gli sbarchi non si sono mai fermati e la Sicilia intera non basta più ad accogliere tutti i migranti e richiedenti asilo. «Sappiamo – conclude Impagliazzo – della disponibilità di altri sindaci ad accogliere nei loro Comuni e sollecitiamo le autorità competenti a dare seguito alle richieste già pervenute. Ci rivolgiamo anche agli altri sindaci perché facciano la loro parte»
13 novembre 2013