Romaccademia al Complesso del Vittoriano

Da Sartorio a Guttuso, da Maccari a Scialoja: un centinaio di opere d’arte eterogenee raccontano un secolo di storia della prestigiosa istituzione di Francesca Romana Cicero

In mostra nel salone centrale del Complesso del Vittoriano la produzione artistica di un secolo di Storia dell’Accademia delle Belle Arti di Roma attraverso un percorso espositivo incentrato sulle figure più rilevanti di artisti e maestri che in essa operarono.

Parallelamente al dibattito ideologico sul “far arte”, ricorrenti e nuovi interrogativi divengono sempre più urgenti: l’Accademia, lungi ormai dall’esser considerata un hortus conclusus, può ridursi a semplice luogo di apprendimento dei saperi artistici o può ambire, mentre continua a tessere un proficuo dialogo tra maestri e discepoli, allo status di officina per costanti sperimentazioni di nuove possibilità espressive e concettuali?

Prescindendo dalle mere valutazioni ideologiche e dalle complessità formali e burocratiche che interessano congressi artistici e uffici ministeriali, l’Accademia, che reca in sé i semi dell’emulazione (l’arte che nasce dall’arte), si conferma istituzione culturale prestigiosa. Dalle origini cinquecentesche ravvisabili nell’Accademia di San Luca, è divenuta nel tempo, con l’avvicendarsi sia nella didattica che nell’apprendimento di artisti e alunni che hanno saputo meritare alti riconoscimenti, un modello per gli studi artistici.

Occasione di riflessione per gli specialisti, la mostra è apprezzabile anche dal visitatore comune attirato dalla presenza di un centinaio di opere (eterogenee) realizzate da artisti noti come Sartorio, Guttuso, Cambellotti, Maccari, Ceroli e Scialoja. Suddivise in tre sezioni, che testimoniano gli sviluppi dell’Accademia – dalla costituzione del Regio Istituto di Belle Arti agli anni ’70 -, le opere travalicano la loro stessa specificità, accomunate da una storia della didattica dell’arte che, con le sue evoluzioni ed involuzioni, ha generato non pochi talenti.

Del resto come sostiene Gabriele Simongini – uno dei curatori – ciò che costituisce l’elemento di forza di un’Accademia nel tempo è «quella trasmissione ininterrotta di esperienze che trova il suo emblema anche nei tanti studenti che poi sono diventati docenti nello stesso istituto nonché artisti significativi (da Mario Mafai a Marcello Avenali e Lorenzo Guerrini, solo per ricordarne tre). Come ha notato Alfred Kroeber, uno dei fondatori dell’antropologia culturale, ‘una caratteristica generale della cultura è la sua apertura, la sua ricettività: la cultura dell’oggi è sempre in gran parte ricevuta dall’ieri. Questo è quel che significa tradizione o trasmissione, è il passaggio, la “consegna”, da una generazione all’altra.’ Ancora e tanto più oggi le Accademie di Belle Arti rappresentano questo valore di continuità in contrapposizione ad una “cultura” del nuovo ad ogni costo fondata sulla scissione tra l’operare dell’artista e il sapere accumulato da secoli di storia dell’arte».

“Romaccademia – Un secolo d’arte da Sartorio a Scialoja” c/o Complesso del Vittoriano – Salone Centrale, via San Pietro in Carcere. Fino al 21 novembre 2010. Curatori: Tiziana D’Acchille, Anna Maria Damigella e Gabriele Simongini. Catalogo: Gangemi Editore Orari: dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30; venerdì e sabato fino alle 23.30; domenica fino alle 20.30. Ingresso libero. Una volta a settimana, previa prenotazione, saranno organizzate visite guidate gratuite per le scuole. Informazioni: tel. 06/6780664.

2 novembre 2010

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