«Rosso come il cielo»: il riscatto di un bambino

Interessante film che prende il via in Toscana nell’estate del 1970. Mirco, 10 anni, perde la vista a seguito di un incidente di Massimo Giraldi

Nelle sale in questi giorni un interessante film italiano. «Rosso come il cielo» è il titolo, e la storia prende il via in Toscana nell’estate del 1970. Qui Mirco, 10 anni, giocando con il fucile del padre, lo fa cadere per terra. Parte un colpo che lo sfiora nella zona degli occhi. Mirco perde la vista e, secondo legge, deve abbandonare la scuola pubblica a favore del ricovero in collegi specializzati. Così arriva all’istituto Chiassone di Genova. Mirco non è un personaggio di fantasia. Anzi. Mirco Mencacci, nato a Pontedera nel 1961, rimasto cieco all’età di 8 anni in seguito ad un incidente, è oggi uno dei più apprezzati professionisti del cinema italiano nell’ambito del campo sonoro. Il regista Bortone ha il merito di ricordarci questa storia, informandoci che dopo quell’episodio lo Stato abolì la legge che istituiva quella triste differenza a favore della integrazione di tutti in una scuola pubblica senza distinzioni. Cinema di impegno civile e l’idea che anche il «fare cinema» può essere un lavoro che riscatta l’individuo. Superando qualche passaggio un po’ epidermico, è un film da vedere, e da dibattere in molte circostanze, anche a livello scolastico e didattico.

19 marzo 2007

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