Santa Maria Liberatrice
La comunità di Testaccio e le proposte per i giovani e non solo. A cominciare dai due Oratori nel segno di don Bosco di Gianluigi De Palo
La parrocchia di Santa Maria Liberatrice a Testaccio è un vero e proprio pezzo di Roma. Te ne accorgi entrando nell’oratorio pieno di bambini che corrono dietro a un pallone mentre urlano in romanesco o nei commenti dei “testaccini” riuniti nella piazza che attendono l’arrivo del feretro poco prima di un funerale. Testaccio più che un quartiere è un vero e proprio paese dove ci si conosce tutti. Chi si fosse avventurato in questa zona nel 1800 avrebbe avuto davanti agli occhi il triste spettacolo di povera gente emarginata e di qualche baracca fatiscente. Il luogo era malfamato e i romani lo evitavano anche perché si correva il rischio di essere presi a sassate, soprattutto se si indossava un abito talare. La situazione cominciò a migliorare quando i primi insediamenti urbani diedero il via al ripopolamento della zona. «Prima vennero le suore Figlie della Divina Provvidenza – racconta don Manfredo Leone, il parroco -, poi in seguito alla demolizione della chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano, che custodiva una famosissima immagine di una Madonna con il Bambino assai venerata dai romani, Pio X affidò la costruzione di questa chiesa a don Michele Rua, primo successore di San Giovanni Bosco, che accettò l’incarico».
La chiesa così fu consacrata e aperta al culto il 29 novembre del 1908 e l’architetto Ceradini rispettò le disposizioni del Papa sistemando l’immagine della Madonna in un trono sopra l’altare dove, ancora oggi, continua a sorridere al popolo testaccino. E l’importanza di questa parrocchia per Testaccio è particolarmente evidente durante la settimana di maggio in cui si celebra la festività di Santa Maria Ausiliatrice. «Il quartiere – spiega Mario, un parrocchiano – si trasforma e si blocca. Tutto ruota intorno alla festa e non si parla d’altro. Proprio come in un paese. Tutti si danno da fare per dare una mano e anche i “testaccini” che abitano all’estero in quei giorni tornano a Roma per partecipare alla processione». Tuttavia, la situazione del quartiere negli ultimi vent’anni ha subito una variazione sostanziale, passando da un rione prevalentemente popolare con una forte presenza giovanile (dall’inizio del secolo fino all’inizio degli anni ottanta), ad un rione con una presenza prevalente di anziani, a motivo del calo delle nascite e dell’aumento dei prezzi delle abitazioni con la conseguente migrazione fuori quartiere dei nuovi nuclei familiari.
Il ripopolamento è avvenuto negli anni Novanta e oggi a Testaccio coesistono due ceti sociali diametralmente opposti: quello popolare e quello medio-alto, cresciuto negli ultimi 15 anni, che non riescono ad integrarsi facilmente. Ma il fatto che la parrocchia sia un luogo di incontro è fuori discussione. Lo testimoniano anche le parole di don Manfredo: «Santa Maria Liberatrice è il campo base per ogni “testaccino”. Ci sono tante attività: momenti di preghiera e di adorazione, incontri di ascolto e di meditazione della Parola di Dio, cammini formativi per tutte le fasce di età, feste, gite e pellegrinaggi, iniziative per gli adulti, i giovani e i ragazzi, nel clima della spiritualità salesiana, secondo gli insegnamenti di don Bosco». Non a caso gli oratori sono due: l’Oratorio maschile “Don Bosco” e quello femminile di “S. Cecilia”. Quando aprirono ad entrambi i sessi, quello femminile divenne il bacino di utenza di tutti i bambini, le bambine e le giovani, mentre quello maschile il luogo frequentato da tutti senza distinzioni di età. «In questo momento storico – spiega don Maurizio Palomba, che ha redatto un progetto triennale per rimodulare le attività dell’oratorio alla luce dei cambiamenti del nostro tempo – l’Oratorio “Don Bosco” ha come primo obbiettivo quello di rivitalizzare lo spirito degli animatori esistenti e contemporaneamente formare gli animatori del futuro, per poter dare struttura ad un ambiente educativo che sia realmente in grado di far crescere i bambini come buoni cristiani e onesti cittadini». La realizzazione di questi obiettivi passa attraverso la formazione tecnico-spirituale di animatori capaci di gestire il cortile, i gruppi e le associazioni, senza fermarsi alle semplici strutture murarie ma facendo diventare l’oratorio il criterio permanente dell’animazione territoriale.
A S. Maria Liberatrice però non c’è solo l’oratorio. C’è anche il cinema Greenwich, di proprietà della parrocchia, dato in gestione a privati, che un paio di volte all’anno viene utilizzato dai Cinecircoli giovanili socioculturali per animare il territorio attraverso la proiezione di film con successivi dibattiti. Oltre alle realtà come il Movimento giovanile salesiano o le Polisportive giovanili salesiane, ci sono anche la Caritas, l’Azione cattolica e gli Scout. Soprattutto questi ultimi, con il gruppo Roma 33, sono particolarmente attivi. «La nostra missione – conclude don Manfredo – è trasformare la parrocchia in una famiglia di famiglie. A cominciare da questo quartiere che, di fatto, è il più romano di Roma. A Santa Maria Liberatrice ciascuno deve sentirsi a casa».
2 dicembre 2005