Scheda: Parlano due amici sacerdoti: «Abbiamo perso un grande prete»

Monsignor Mauro Cozzoli, che lo aveva conosciuto in Seminario, e don Valerio Di Palma, suo vicario a Gesù di Nazareth: «Don Andrea aveva una enorme forza interiore»

Un uomo riservato ma non chiuso, di grande equilibrio e umanità verso il prossimo, ma soprattutto fortemente convinto della forza salvifica del dialogo interreligioso. Questo il profilo di don Andrea Santoro che emerge dalle parole ammantate di dolore di chi lo ha conosciuto più da vicino fin dai tempi della giovinezza. Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale all’Università Lateranense e direttore spirituale al Seminario Romano Maggiore, conobbe don Andrea ai tempi dei comuni studi universitari. «Quando eravamo al Maggiore io e gli studenti di corso lo chiamavamo “la riserva”, nel senso di “risorsa”: non perdeva mai una sola lezione, anche la più noiosa, e quindi ricorrevamo a lui per gli appunti persi e per farci spiegare tutto ciò che ci era sfuggito. Era sempre disponibile, un esempio di bontà mai venuto meno con il tempo».

Il ricordo poi si sposta dal particolare al generale: «Aveva un temperamento buono, molto aperto alle tematiche culturali, ecclesiali e principalmente a quelle ecumeniche, manifestando un forte interesse per il dialogo interreligioso, in tempi in cui parlare di scambi culturali con le altre confessioni era quasi proibito. Il tutto senza però assumere atteggiamenti di rottura ma dimostrando un equilibrio tale da poterlo definire senza dubbio un “uomo di comunione”». Monsignor Cozzoli punta l’attenzione anche sulla sensibilità pastorale di don Santoro: «Parlare oggi di dimensione pastorale può apparire scontato ma nel periodo che va dal 1965 al 1970 – gli anni dei nostri studi pieni di fermenti culturali e sociali – era quasi rivoluzionario: si incominciava allora ad andare nelle parrocchie e don Andrea era in prima fila per realizzare questo apostolato laico». Negli ultimi tempi aveva chiesto espressamente l’aiuto di monsignor Cozzoli per realizzare un progetto. «Mi disse: “Mauro, con pazienza sono riuscito ad instaurare un dialogo con alcuni docenti musulmani (parlava perfettamente l’arabo) e vorrei che tu venissi a Trabzon per tenere delle lezioni sull’interreligiosità”. Posso dire che abbiamo perso un grande prete».

Sulla stessa linea d’onda il commosso ricordo di don Valerio Di Palma, suo vicario quando don Andrea dirigeva la parrocchia Gesù di Nazareth a Verderocca. «Mi ricordo con nostalgia le gite sul Gran Paradiso insieme alle famiglie, quando ero giovane diacono. Erano incredibili l’attenzione e le premure che don Andrea aveva nei confronti dei ragazzi con i quali passava intere estati, insegnando loro tutto, dal comportamento da tenere nelle escursioni alla catechesi durante i molti ritiri con l’equipe “Notre Dame”. Durante le benedizioni delle case portava con sé dei bambini raccomandando a chi apriva di dargli dolci e carezze. Stare con lui era qualcosa di veramente speciale – prosegue – e a sentirlo parlare capivi che la sua missione era quella del dialogo interconfessionale e interrreligioso. Sempre attivo nell’organizzare conferenze, meeting con islamici, ebrei, voleva capire il loro punto di vista anche andando sul luogo: un vero e proprio prete di frontiera. Nel ’91 mi confidò di voler fare il missionario e realizzò più tardi le sue aspirazioni grazie alla sua enorme forza interiore. Digiunava spesso e manteneva un rigore di vita austero. Regolarmente si recava nell’eremo della nostra parrocchia e pregava, invitando anche gli altri a farlo. Il grande dolore per la sua scomparsa – conclude don Valerio – è temperato dalla certezza di saperlo in Paradiso, sperando al contempo che il suo sacrificio non sia stato vano».

6 febbraio 2006

Potrebbe piacerti anche