Scultura lignea dalle terre russe

Ai Musei Capitolini i capolavori dell’intaglio, con un felice intreccio tra Oriente ortodosso e Occidente cristiano di Francesca Romana Cicero

Animismo, religiosità popolare e messaggio salvifico si fondono e intrecciano nelle sculture lignee eseguite lungo il Volga, dall’antichità fino al XIX secolo. La dignità di quest’espressione di una genialità non più individuale – come quella che caratterizza la sensibilità occidentale – bensì corale e anonima, poco conosciuta per la deperibilità e la difficile reperibilità dei pezzi, fu compromessa nel XVIII secolo, durante il regno di Pietro il Grande, per le possibili pericolose contaminazioni con l’arte sacra occidentale e/o con il paganesimo, sempre latente nella cultura popolare.

La mostra ai Musei Capitolini consente di apprezzare la maestria impiegata nella lavorazione del legno, di primaria importanza nella vita quotidiana del popolo russo, sia nella realizzazione di antichi idoli (perlopiù cavalli, simbolo del sole) – da collocare sul tetto, sui telai delle finestre o negli angoli della casa come amuleti capaci di respingere le forze del male -, sia nella rappresentazione di santi, tabernacoli e “porte regali” dal complesso significato dogmatico e simbolico, aperte e chiuse in diversi momenti della liturgia a suggerire l’apertura verso il Paradiso. Le sculture, tranne delle splendide croci astili processionali che per la loro funzione erano intagliate su due lati con un’iconografia che privilegiava la figura del Salvatore al centro, attorniata da santi e martiri, sono destinate a essere osservate frontalmente.

Erede di un’antica tradizione che risale ai bassorilievi bizantini, l’intaglio russo – realizzato con una tecnica mirante a non levigare del tutto la superficie, lasciando intravedere i tocchi di scalpello anche dopo la laccatura, per un maggiore coinvolgimento dell’osservatore – ha conservato inalterato il suo fascino nella devozione popolare, che continua a equiparare alle spoglie del Santo la sua raffigurazione a rilievo. Si racconta ad esempio che Ivan il Terribile, quando le sue relazioni con il re Stefano si conclusero in fallimento, diede ordine che la statua di San Nicola fosse trascinata fuori dal monastero e presa a bastonate, come se si trattasse di una persona viva, per il mancato sostegno con i lituani. Si tratta di raffigurazioni che tendono a privilegiare soggetti molto popolari, testimonianti coraggio e fede: San Nicola, uno dei santi più venerati nella Chiesa Ortodossa, spesso rappresentato con spada e cittadella in qualità di difensore contro gli infedeli, San Giorgio, protettore di Mosca e del Cremlino, la cui iconografia prevalente è quella legata al combattimento contro il drago per la liberazione della Principessa (la Chiesa), gli arcangeli Michele e Gabriele, spesso associati al tema della lotta tra il Bene e il Male.

Il percorso espositivo attraverso le sessanta opere lignee ripercorre l’evoluzione dell’albero della vita nell’albero della salvezza, con un felice intreccio tra Oriente ortodosso e Occidente cristiano.

Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli – piazza del Campidoglio, fino al 27 agosto. Orario: 9-20. Chiuso il lunedì Biglietto integrato mostra + Musei intero € 8; ridotto € 6. Biglietto solo mostra: intero € 4,50; ridotto € 2,50. Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.

10 luglio 2006

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