Scuola, conto alla rovescia per la festa con Francesco

Alunni e professori, genitori e figli il 10 maggio in piazza San Pietro. Un incontro fraterno, organizzato dalla Cei, fra tutti coloro che sono impegnati a «educare alla vita buona» bambini e ragazzi di Filippo Morlacchi*

Sabato prossimo, 10 maggio, le vie di Roma nei pressi del Vaticano saranno ancora una volta strapiene. Non per la canonizzazione di nuovi santi, non per megaconcerti o partite di calcio, ma per parlare di scuola. Anzi: per festeggiare la scuola. Alunni e professori, genitori e figli, scuole cattoliche e statali: tutti i soggetti coinvolti nell’impegno educativo si riuniranno per ascoltare la parola di Francesco su questo delicatissimo tema. Sono stati organizzati treni speciali, centinaia di pullman provenienti da tutta Italia, cui si aggiungeranno ovviamente le tante scuole romane a coronamento di un lungo percorso intensamente voluto e pazientemente elaborato dalla Cei.

Sempre più spesso i quotidiani dedicano articoli di cronaca ad episodi legati alla scuola. Purtroppo si tratta perlopiù di episodi allarmanti: abusi, violenza, bullismo, consumo di sostanze psicotrope in fasce d’età sempre più basse, svilimento della sessualità per lucro, e perfino adolescenti che arrivano a togliersi la vita. Altre volte la scuola balza agli onori delle cronache perché divenuta campo di battaglia tra insegnanti e genitori, che vogliono imporre un loro progetto educativo o che viceversa alzano la voce per contestarlo. Gli adulti sembrano così oscillare tra una colpevole impalpabilità e un interventismo aggressivo, nella costante difficoltà di stabilire una vera alleanza educativa che unisca le forze a beneficio dei bambini e dei ragazzi. Già. Dispiace che alla scuola si dedichino tanti articoli di cronaca di taglio scandalistico e pochi contributi di riflessione pacata e costruttiva. Dispiace che si dimentichi il lavoro ordinario, quotidiano, edificante che tanti insegnanti cercano di svolgere, fra mille difficoltà, nelle scuole statali e non statali. Dispiace che alla ribalta venga sempre il negativo, e mai la famosa foresta che fa molto meno rumore dell’albero che cade.

È peraltro innegabile che ogni forma di manipolazione ideologica rappresenti un vero orrore. Ne ha parlato recentemente anche il cardinale Bagnasco, evocando lo spettro dei “campi di rieducazione”. Se l’espressione, decisamente forte, è stata ripresa l’11 aprile anche da Papa Francesco (il “Papa della misericordia”), vuol dire che il rischio è reale. Il Papa ha infatti manifestato il suo «rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini». Ma ha anche invitato, come suo solito, a non guardare solo il negativo: «In positivo, occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, affrontare con i valori positivi della persona umana le nuove sfide che ci pone la cultura nuova». Questo credo voglia essere lo stile della grande manifestazione di sabato. Vogliamo dare visibilità a tutte le forze positive, buone e sane che agiscono a vario titolo nella scuola per «educare alla vita buona» i nostri bambini e ragazzi.

Quello della vita buona è un ideale “umanistico”, valido per tutti, che offre l’orizzonte di un lavoro comune. «Chi non è contro di noi, è per noi», ha detto il Signore (Mc 9,40). A noi Chiesa spetta di aggiungere il “di più” della fede, lo specifico cristiano, quel sapore evangelico che rende la vita umana, creata già in principio “molto buona” (Gen 1,31), una vita ancora più beata e luminosa. L’appuntamento (accesso dalle 14) non sarà dunque una rivendicazione polemica di diritti educativi o un’esibizione di forza per dire alla società che «anche noi cattolici contiamo». Piuttosto vorrei che fosse una festa senza esclusi, un momento di incontro fraterno fra tutti quelli che sognano una scuola migliore, un far venire alla luce quella “città sul monte” che lavora silenziosamente per l’educazione e che non deve rimanere nascosta (Mt 5,14). Vorrei che sabato piazza San Pietro, sotto la guida di Papa Francesco, fosse animata da tanti bambini in festa, da tanti adolescenti assetati di verità e di bellezza, da tanti insegnanti appassionati del meraviglioso e difficile compito di insegnare il mestiere di vivere, da tanti genitori presenti nella vita dei propri figli con l’esemplarità della vita, prima ancora che con le parole. Sarebbe davvero un segno controcorrente e una lezione di “vita buona” per tutti. Sabato, con Francesco, io ci sarò.

7 maggio 2014

*Direttore Ufficio scuola del Vicariato

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