Sebastiano del Piombo: un veneziano a Palazzo Venezia

L’esposizione sull’allievo di Giorgione consta di 70 opere, tra tavole imponenti, ritratti a grandezza naturale, dipinti su lavagna di Francesca Romana Cicero

«La fantasia congiunta alla ragione è madre delle arti e origine della sua invenzione meravigliosa». (Francisco Goya) Stupore e compiacimento prova il visitatore nel constatare la potenza espressiva dell’intellettuale Sebastiano del Piombo, di cui un inedito e sontuoso allestimento – ideato da Luca Ronconi e Margherita Palli – ne esalta, con uno straordinario connubio di luce e colore, il “calore cromatico” degli inizi, le astrazioni geometriche, e i toni cupi della maturità. Le sale di Palazzo Venezia sono trasformate, per l’occasione, in una sorta di palcoscenico ideale ove si compie e si rinnova quel miracoloso e quasi impercettibile vibrare all’unisono con l’universo, che solo la vera arte consente. Illuminati, singolarmente e nel rispetto dei cromatismi, i ritratti sembrano “affacciarsi” sullo spettatore da “finestre” aperte sui pannelli. Finestre che, oltre a evidenziare la qualità dell’esecuzione delle opere, consentono a esse di superare quella loro statuaria fissità e maestosità tipicamente cinquecentesca, e di instaurare un dialogo ininterrotto e silenzioso con il visitatore.

L’esposizione – la prima e unica mai realizzata su questo pittore, allievo di Giorgione e contemporaneo di Raffaello e Michelangelo, che ne offuscarono la fama – consta di 70 opere, tra tavole imponenti, ritratti a grandezza naturale, dipinti su lavagna. Esecuzioni rivelatrici di un’evoluzione stilistica ed intimistica di un artista al quale mancò la realizzazione di un’opera monumentale – quale la Cappella Sistina per Michelangelo o le stanze di Raffaello -, ma il cui “opus magnum” tuttavia, secondo il parere del curatore della mostra Claudio Strinati, è da ricercare nel “corpus” di tutte le sue opere.

Protagonista di un’epoca di grandi trasformazioni storiche (dalla Controriforma al sacco di Roma, con l’avvicendarsi nell’arco di pochi decenni di 7 Papi) Sebastiano del Piombo – epiteto che ebbe dalla pratica di bollare i diplomi pontifici col sigillo del piombo, rendita concessa ad artisti a riposo-, eccelse nella ritrattistica, rivedendo la tradizione veneziana con un uso del colore e un’interpretazione del tutto personali, maturando la sua pienezza artistica di pittore rinascimentale proprio a Roma.

L’esposizione presenta la quasi totalità delle opere con prestiti importanti, quali due grandi tavole della “Pietà” e della “Flagellazione” provenienti da Viterbo. In mostra anche i disegni – anche alcuni fogli attribuiti a Michelangelo con cui ebbe un lungo sodalizio artistico, presumibilmente per contrastare Raffaello, il pittore per antonomasia; sodalizio interrotto, secondo quanto ci racconta il Vasari, a causa di un dissapore nel 1534. Disegni che attestano l’abilità di un’esecuzione che conosce pochi pentimenti rilevanti.

Idealmente la mostra prosegue con il ciclo degli affreschi della Villa della Farnesina – sede del suo mèntore, il banchiere senese Agostino Chigi -, “La flagellazione di Cristo” nella cappella Borgherini della chiesa di San Pietro in Montorio e “La nascita della Vergine” in Santa Maria del Popolo, ultima opera dell’artista.

Sebastiano del Piombo: 1485-1547, Palazzo Venezia, Via del Plebiscito 118. Fino al 18 maggio 2008. Curatore: Claudio Strinati, Soprintendente Speciale per il Polo Museale romano. Comitato organizzativo: Gemäldegalerie di Berlino e Mondo Mostre. Catalogo: Federico Motta editore, in mostra euro 35. Biglietti: interi 10 euro, ridotto e gruppi 8 euro, gruppi scuole 4 euro. Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20; venerdì e sabato dalle 10 alle 22. Informazioni: tel. 06.68192230.

19 febbraio 2008

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