Senza tetto, impegno permanente
Le testimonianze di alcune parrocchie al fianco di chi vive in strada: da S. Giovanni Battista De Rossi a S. Roberto Bellarmino di R. S.
Benedetto XVI nella Casa Dono di Maria da Agenzia Sir
L’impegno per i senza tetto è una priorità, per la comunità ecclesiale. A un anno dalla visita alla mensa della Caritas di Colle Oppio (il 4 gennaio dello scorso anno), Papa Benedetto XVI decide di aprire anche il 2008 con l’incontro con i bisognosi: gli ospiti della Casa di accoglienza “Dono di Maria” delle Suore della Carità di Madre Teresa di Calcutta. Ogni giorno qui vengono offerti una sessantina di pasti caldi e, durante la notte, vengono ospitate 50 donne (vedi pezzo di seguito). Quelli del Santo Padre non sono gesti isolati ma confermano quella che, da sempre, è una delle missioni principali per le parrocchie, i movimenti, i fedeli.
In prima linea, al fianco dei senza fissa dimora, è la Caritas diocesana di Roma. Il direttore, monsignor Guerino Di Tora, commenta al Sir la tragedia dei due clochard morti nei giorni scorsi in città a causa delle temperature gelide. «È necessario rinvigorire il discorso della prossimità – esorta – e capire che questo problema riguarda tutti. Perciò quando si incontrano persone senza dimora per la strada sarebbe buono avvisare tramite telefono, fermarsi a parlare con loro, chiedere come stanno». Maggiore sensibilità, dunque, in questi giorni di emergenza freddo. «Le parrocchie romane – prosegue il prelato –, con strutture idonee per l’accoglienza sono state già allertate da circa un mese, in maniera silenziosa, inviando coperte e pacchi viveri per venire incontro a queste situazioni». Come accadde alcuni fa, quando dodici parrocchie risposero all’appello di aprire le porte ai senza dimora. In realtà in questo momento, precisa ancora monsignor Di Tora, «non c’è ancora una effettiva necessità perché nelle strutture pubbliche allestite dal Comune, come nel tendone vicino a Castel Sant’Angelo, ci sono ancora dei posti vuoti. Esiste il reale problema di chi non vuole andarci». Alcuni, infatti, faticano ad accettare le regole e rifiutano l’ospitalità. Agli operatori Caritas risulta che i due senza dimora deceduti erano stati invitati a passare la notte in queste strutture ma non avevano accettato.
Molte le parrocchie romane impegnate su questo fronte. A San Giovanni Battista De Rossi, al quartiere Appio-Latino, ad esempio, la carità è una delle parole d’ordine, come spiega il parroco monsignor Mauro Pecchielan. «Ogni giovedì sera portiamo cibo e amicizia ai senza tetto che dormono nelle stazioni ferroviarie di Tuscolana, Ostiense e Termini. Senza tetto che poi il mercoledì pomeriggio ci raggiungono in parrocchia per ascoltare la spiegazione del Vangelo domenicale da parte di un catechista e prendersi qualche vestito e dei pacchi di viveri». Attenzione a chi è costretto a vivere per strada anche al quartiere Parioli, nella parrocchia di San Roberto Bellarmino, guidata da don Gianrico Ruzza. Qui è attivo il Servizio di amicizia ai senza tetto (Sast), che offre il lunedì mattina, a persone senza fissa dimora, una colazione in comune e una mattinata serena nei locali della parrocchia. Da non dimenticare pure il servizio guardaroba, che raccoglie e distribuisce a persone in difficoltà indumenti donati dai parrocchiani. Cena per i senza tetto e distribuzione di coperte anche nella parrocchia di Santa Maria in Trastevere, punto di riferimento per la Comunità di Sant’Egidio. Mentre a Sant’Antonio da Padova, a via Tuscolana, accanto alla chiesa è costruita una vera e propria mensa per i poveri, che tra volte a settimana distribuisce oltre 200 pasti caldi. Offrono pranzi ai bisognosi anche alla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, in via Gallia.
L’impegno delle parrocchie si fa più vivo davanti ai “punti caldi”, come le stazioni. Davanti alla stazione Trastevere, la parrocchia dei Santi Francesco e Caterina patroni d’Italia, attraverso il Gruppo Speranza, si occupa del recupero e anche del reinserimento nella società dei senza tetto. Attivo tre volte alla settimana un servizio di prima colazione, doccia, cambio vestiti. «Circa 20-25 senza fissa dimora – racconta padre Ludovico – vengono ad usufruire in ogni giornata di questo servizio. Il giovedì sera i giovani della nostra parrocchia vanno alla stazione per portare da mangiare e soprattutto conforto a chi vive quest’esperienza di emarginazione».
4 gennaio 2008