“Bambini e tv, meglio non distrarsi”

Al via la nuova campagna di sensibilizzazione della Rai per non lasciare soli i più piccoli davanti allo schermo di Jacopo D’Andrea

Immagini di ogni genere, a getto continuo, in un flusso ininterrotto, da ogni sorta di medium. Una situazione divenuta consueta. Seduti a tavola, mentre i pasti vengono consumati, i telegiornali propongono, molto spesso, scene di violenza o dai contenuti forti. Su un adulto smaliziato non producono grossi effetti. Ma che dire di un bambino? I problemi del cosiddetto parental control sono, quindi, più urgenti che mai in un mondo fondato sulla cultura dell’immagine che, spesso, disattende un sano codice etico di difesa del minore. Per questo la Rai, in collaborazione con il ministero delle Comunicazioni, lancerà dal 10 gennaio una nuova campagna televisiva di sensibilizzazione: uno spot di 37 secondi dallo slogan “Bambini e televisione: meglio non distrarsi”, allo scopo d’invitare le famiglie, gli educatori e i genitori a stare accanto ai bambini, fornendo loro gli strumenti necessari per una corretta comprensione.

Efficace, in tal senso, l’inizio del filmato, visibile in anteprima sul sito internet del ministero delle Comunicazioni. Schegge confuse, con le forme dei pezzi di un puzzle, in cui sono rappresentati visi e voci del giornalismo televisivo, si incastrano in un mosaico raffigurante un grande punto di domanda. L’idea di un pericolo di smarrimento del bambino dalla strada del giusto discernimento di segni non appartenenti al suo mondo è stigmatizzata, in maniera pregnante, dalla raffigurazione di una sentiero simile a quello dei cartoons, dove campeggiano cartelli che dipingono scene prese da trasmissioni d’informazione. Alla fine del percorso, un segnale stradale di pericolo indica, simbolicamente, il rischio sotteso nel lasciare i minori soli, senza una figura responsabile, davanti a un elettrodomestico che, schizofrenicamente, mischia i cartoni animati ai teatri di guerra.

3 gennaio 2008

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