Stage su Guareschi per i catechisti

Don Camillo e Peppone «parabola per il mondo moderno». La catechesi intesa, da monsignor Lonardo, in un percorso d’incontro« non astratto e chiuso tra le mura di una chiesa» di Mariaelena Finessi

«Nella Evangelii gaudium, Papa Francesco si sofferma sul tema della catechesi perché sia kerygmatica e mistagogica», due termini difficili ma che traducono l’esigenza di un’educazione alla fede che abbia il suo perno nel «primo annuncio o kerygma» e che sia vissuta con «gioia» e nella «comunità». Monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico e servizio per il catecumenato della Diocesi, introduce così la strada da seguire per seminare efficacemente il messaggio evangelico nel cuore degli uomini. Quella di «una catechesi non astratta o chiusa tra le mura di una chiesa» è una riflessione che il sacerdote propone nel dare notizia dell’incontro sul ruolo, appunto, degli educatori nell’era contemporanea.

Appuntamento che si terrà sabato 15 marzo dalle 10 nella cripta della basilica di Sant’Antonio (via Merulana, 124) e che prende spunto da uno scrittore cristiano: quel Giovannino Guareschi autore, tra gli altri, della coppia Don Camillo-Peppone, prete il primo e comunista il secondo, in costante attrito. «La catechesi – spiega monsignor Lonardo – non si trasmette infatti solo con la Bibbia ma con la cultura nata dalla fede». Ed è proprio quella generatasi in Guareschi che, nel lager nazista della periferia di Czestochowa – dove era stato internato dopo l’armistizio dell’8 settembre – concepì i due burrascosi personaggi di un capolavoro letterario «attualissimo nonostante siano trascorsi 50 anni».

A raccontare di Don Camillo e Peppone, come «Parabola per il mondo moderno», ci sarà anche Tommaso Spinelli, 25 anni, collaboratore dell’Ufficio catechistico e il più giovane uditore ad aver partecipato nel 2012 alla XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema della nuova evangelizzazione. In quella circostanza Spinelli tratteggiò il carattere spirituale e culturale di un buon sacerdote, avendo come pietra di paragone il don Camillo guareschiano, talmente solido nella sua fede da non temere il dialogo con gli avversari. Oggi, nonostante le epoche e gli ostacoli siano cambiati, resta valido l’assunto per cui avere ben chiara la propria identità permette il confronto anche con coloro che ostacolano ogni opera pastorale. Semplicemente, conclude Spinelli, «occorre trovare linguaggi nuovi e, come disse il Cristo a don Camillo che si lamentava per la secolarizzazione, “quando il fiume rompe gli argini bisogna fare come fa il contadino, salvare il seme”», cioè la fede. Al termine dell’incontro verrà inaugurata la mostra sull’avventura umana di Guareschi, «Non muoio neanche se mi ammazzano», che resterà aperta fino al 21 marzo (prenotazioni per visite di gruppi e scolaresche allo 06.69886301/521).

11 marzo 2014

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