Stazioni ferroviarie, cresce l’emarginazione

Il rapporto di Ferrovie dello Stato e Anci riporta 215mila interventi di assistenza effettuati negli Help Center, a beneficio di 25mila persone. A Termini oltre 1.500 nuovi utenti tra le richieste di aiuto di Mariaelena Finessi

Sempre più poveri nelle città italiane, complice la crisi che se da un lato acuisce una sofferenza già presente da anni, dall’altro accelera la comparsa di nuove. A raccontarlo è l’Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà nelle stazioni della penisola, il cui Rapporto – promosso dalle Ferrovie dello Stato italiane e dall’Anci – è stato presentato a Roma giovedì 17 luglio. I dati relativi al 2013 sono allarmanti per Barbara Morgante, direttore generale Strategia e pianificazione di Ferrovie dello Stato, se è vero che sono stati ben 215mila gli interventi di assistenza effettuati dagli Help center dislocati nelle stazioni del nostro Paese, a beneficio di 25mila persone emarginate, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente Di queste, circa la metà è rappresentata da “nuovi utenti”, soggetti cioè che proprio nel corso dell’anno passato si sono rivolti per la prima volta a uno dei 14 sportelli/antenna della rete di solidarietà cittadina.

Significativo anche il dato secondo cui le porte degli help center si aprono in media 725 volte al giorno, accogliendo ogni ora 6 nuovi primi utenti. Snodo nevralgico dei trasporti della Capitale, oltre che rifugio dei senza fissa dimora, nella Stazione Termini di Roma si registra, in particolare, il picco delle richieste di aiuto (circa 37mila) per 2.822 utenti (1.511 i nuovi), dei quali 2.163 uomini, 641 donne e 2 transgender e dove si è reso necessario avviare, in oltre il 47% dei casi, un vero e proprio percorso di recupero. «C’è sempre più gente che scivola drammaticamente nella povertà, relativa o assoluta», rileva l’assessore alle Politiche Sociali e Sport del Lazio, Rita Visini, intervenuta alla presentazione del rapporto.

«Questi dati in realtà chiamano in causa tutti noi sottolinea dal suo canto l’assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale, Rita Cutini – perché non sono tanto la testimonianza di un disagio delle stazioni ma dell’intera comunità». Tanto più che una delle prime conseguenze, per chi cade in uno stato di sofferenza economica, è l’impossibilità di accedere alle cure mediche, come ha spiegato il responsabile dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, Salvatore Geraci. Curarsi in strada è allora difficilissimo, «soprattutto – spiega il Rapporto – per chi ha bisogno di un luogo protetto dove stare al caldo o al fresco, coricato e lontano dai germi oppure dove riabilitarsi dopo un intervento, o dove conservare un medicinale».

I 14 Help Center, attivi oggi in spazi concessi in comodato d’uso gratuito da Ferrovie dello Stato Italiane e finanziati dagli Enti locali, nascono con lo scopo di avvicinare e ascoltare le persone in difficoltà e indirizzarle verso le strutture dedicate presenti sul territorio. A farvi ricorso, stando al Rapporto dell’Onds, sono due tipologie di persone: «Il giovane immigrato senza lavoro, che dorme per strada – spiega il presidente dell’Osservatorio, Alessandro Radicchi – e l’italiano in fascia di età più alta, anche sessantenne, che dorme in strutture di accoglienza o presso amici e che ha problemi di salute o debiti».

Una categoria, quest’ultima, in aumento su Roma. A sottolineare il dramma del ricorso, pericoloso, al gioco d’azzardo nella speranza di risollevare il proprio destino è monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana, che denuncia il dilagare delle sale gioco nella Capitale, dalle quali escono ridotte sul lastrico sempre più famiglie. «Più del pane – è l’appello di Feroci -, conta la costruzione di relazioni sociali», perché «la vera povertà – aggiunge padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli – è umana e culturale. Trovare i soldi per mangiare potrebbe allora non servire a molto».

18 luglio 2014

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