«Terremoti, Roma non è a rischio zero»

Il geologo Marra: «Da escludere sismi significativi, ma se un palazzo è costruito male può crollare anche in una zona a rischio basso» di Graziella Melina

«Fatto salvo che tutti i palazzi siano stati costruiti rispettando le norme edilizie e antisismiche, a Roma possiamo stare tranquilli». La rassicurazione “parziale”, e soprattutto l’invito a non abbassare la guardia e ad «attivarsi per monitorare le varie aree», arriva da Fabrizio Marra, geologo, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Marra si è sempre occupato dello studio della geologia della città di Roma. In particolare, ha svolto e svolge attività di ricerca nel campo della valutazione del rischio vulcanico e del rischio sismico. Insieme al fisico Arrigo Caserta gestisce il “progetto sperimentale di monitoraggio della risposta sismica locale” all’interno della città, attraverso reti permanenti di sismometri, dislocate sul territorio della Capitale.

Dottor Marra, l’ultima scossa, quella del 14 alle 23.14 di magnitudo 4.9, con epicentro vicino all’Aquila, la più forte dopo quella distruttiva del 6 aprile (di magnitudo 5.8) è stata ancora una volta avvertita anche a Roma. Nei prossimi giorni se ne prevedono altre?
Non è mai possibile prevedere quando avviene una scossa, né la sua magnitudo. Questo è valido a priori e continua ad esserlo durante una sequenza sismica. Ci saranno sicuramente molte altre scosse di magnitudo inferiore a 4.9 e ci sono scarse probabilità – ma non si può dire che queste siano zero – che ci sia ancora qualche altra scossa di magnitudo simile.

Si tratta, quindi, di scosse di “assestamento”?
È un termine obsoleto, ma si può dire di sì. In realtà, si è prodotta una deformazione complessa nella crosta terrestre che lentamente tende a riacquistare uno stato di equilibrio.

E perché hanno una magnitudo così alta?
La magnitudo di queste scosse è quella attesa a partire dalla magnitudo della scossa principale. Tra l’altro, la scossa principale era una scossa “moderata”. Solo in Italia e nei paesi del Terzo Mondo queste magnitudo producono danni così ingenti, e questo succede perché non si rispettano le norme antisismiche.

In genere quanto tempo durano?
Nel caso del terremoto dell’Umbria-Marche del ’97 scosse di magnitudo superiore a 4 si sono registrate per diversi mesi.

È possibile che ora il sisma si sposti?
I sismi non si spostano. In genere si assiste, nei giorni successivi alla scossa principale, ad un ampliamento dell’area interessata dalle scosse, perché si possono attivare altre faglie intorno alla zona epicentrale. Come è avvenuto per la zona di Campotosto a pochi km dall’Aquila. Ma questi “spostamenti” si limitano alle aree immediatamente circostanti l’epicentro.

Come mai le scosse si avvertono anche qui a Roma?
Questo avviene perché le onde sismiche si propagano attraverso tutta la crosta terrestre e noi siamo a meno di 100 km in linea d’aria dall’epicentro.

Ma possono essere pericolose per la Capitale?
No, ma possono provocare danni a palazzi mal costruiti o già lesionati e danni al patrimonio monumentale.

Eppure non si avvertono in tutti i quartieri allo stesso modo: l’ultima scossa, per esempio, è stata avvertita soprattutto nel centro storico e nella periferia nord. Come mai?
L’intensità di sito dipende da molti fattori: primo tra tutti la geologia locale, poi la distanza in linea d’aria dall’epicentro, la direttività delle onde, la profondità ipocentrale, le caratteristiche dei palazzi, etc.

Il Lazio è una regione a rischio sismico?
Quasi tutta l’Italia è a rischio sismico, secondo quanto stabilito dalla più recente classificazione sismica. Nel Lazio esistono zone di diversa categoria, da quella a rischio zero a quella a rischio quattro (su una scala con un massimo di quattro) come nella provincia di Frosinone e Rieti.

Per quanto riguarda Roma, invece, qual è la differenza tra la sua configurazione morfologica e quella dell’Aquila, per esempio?
Roma è in pianura, L’Aquila in montagna, ma questo, in linea di principio, rispetto al rischio sismico non conta nulla. Roma non è a rischio sismico perché non ci sono faglie attive di dimensioni tali da causare un terremoto di magnitudo significativa: per intenderci non superiore a 4.0.

Questo ci tranquillizza…
Sì, ma Roma non è a rischio zero. Parzialmente è classificata in seconda zona. Il rischio è da lieve a moderato. Comunque è fondamentale dire che se un palazzo è costruito male può crollare anche in una zona a rischio basso.

Ritiene che da noi ci siano quartieri o zone più a rischio?
Da più di dieci anni è noto che i terreni alluvionali, cioè quelli che a Roma costituiscono la piana della valle del Tevere e dei suoi affluenti, possono amplificare le oscillazioni del terreno in occasione di terremoti che avvengono in zone limitrofe.

In che modo oggi vengono monitorate le onde sismiche?
Io e il mio collega Arrigo Caserta, qui all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, abbiamo installato da oltre un anno nella valle del Tevere delle stazioni di registrazione sismica che permettono di studiare gli effetti locali e di quantificare lo scuotimento del terreno. I dati registrati in occasione di questo terremoto sono i primi mai registrati nella Capitale e forniranno gli elementi necessari per dare agli ingegneri i parametri fisici da rispettare, per costruire in maniera realmente antisismica. Per effettuare cioè quella che viene chiamata microzonazione sismica. Senza questi parametri non sarebbe possibile farlo in maniera corretta.

Con quanto anticipo vi è possibile rilevare eventuali vibrazioni?
Non si può rilevare quello che ancora non c’è. Una vibrazione si rileva nel momento in cui si manifesta. Queste stazioni sismometriche non sono strumenti di allarme, ma servono a capire come risponde il terreno e, di conseguenza, come dovrebbero essere costruite le case per resistere perfettamente a queste vibrazioni.

A che punto è la ricerca sui sismi?
La ricerca che conduciamo nella città di Roma è all’avanguardia nel mondo, solo in Giappone e in California esistono sistemi di monitoraggio come quello che stiamo sviluppando a Roma.

A che punto siamo con la prevenzione, soprattutto qui nella capitale?
La Giunta precedente non ci ha sostenuto, anzi nel 2006 ci ha impedito di condurre le indagini preliminari per l’installazione di un secondo sistema di rilevamento nella valle di Grottaperfetta all’altezza della basilica di San Paolo. Forse gli interessi dei costruttori vengono considerati ancora prevalenti rispetto a quelli dei cittadini.

17 aprile 2009

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